Rubrica: Foto di sconosciuti ai concerti

“Scusami sto facendo foto di sconosciuti ai concerti per una rubrica, posso?”

Venerdì 2 Dicembre 2016, Locomotiv Club, Bologna: “Signore e signori, i Nobraino!”. Io e Sofia c’eravamo, ultime file per non soffrire tra la calca, comunque ci eravamo scelte un posto su un gradino per vedere meglio. Quanto ci è accaduto quella sera è stato fantastico, forse mistico e allo stesso tempo karmico. Abbiamo conosciuto delle persone con delle storie difficili, felici, spensierate, innamorate e abbiamo trascorso con loro tutta la nostra notte. Le temperature segnavano sotto zero alle 3.15 di mattina ma noi non avevamo freddo.

Ci siamo aggirate a turno per il locale con una macchina fotografica (di quelle serie eh, mica bazzecole) dicendo: “Ciao, sto facendo foto a degli sconosciuti ai concerti per una rubrica, posso fotografarti?”; inutile dire che la risposta era sempre “Sì certo, guarda, qua ci sono anche i miei amici”. La nostra era una bugia detta bene, il loro era tanto entusiasmo a un concerto che ne meritava altrettanto. Ecco chi abbiamo conosciuto:

Marcello: ha 27 anni, vive a Copenaghen con la sua bellissima ragazza, ha studiato all’estero per poi trovare lavoro. Marcello ha i capelli scuri: “Uffa, li sto perdendo”, gli occhi chiari e una bella bocca rossa, è alto. “Goodbye and…?” “Thank’s for all the fish”, gli rispondo. Conoscenza della Guida Galattica per gli Autostoppisti level Master, pari se non superiore alla sua innata simpatia.

Davide: barba lunga, capelli scuri, non troppo alto (devo dire), ottimo ascoltatore. Lui studia e lavora, vive nella provincia di Milano.

Marta: capelli rossi, carnagione chiara, cappello arancione fluorescente. Vive nella provincia milanese, lavora a Milano, odia Milano.

Giuseppe: alto, 32 anni, biondo, baffi, sorriso smagliante. Vive al sud, quel sud dei pregiudizi, quello dove si muore per via delle fabbriche che producono troppo smog, dove i giovani combattono ogni giorno e i genitori muoiono troppo presto.

Tommaso: fa il designer, laureato, biondo, barbuto, “morbido” al punto giusto, ci ha concesso un lento. Ci ha lasciato un biglietto da visita.

Filippo: lui e Marta si baciano sulla bocca come due fidanzati innamorati, ma quello che li lega è una profonda amicizia. Filippo parla poco.

Adriano: classe 1997, matricola di Filosofia a Bologna. Adora l’umorismo pungente.

Sebastiano: alto, ha dei bei baffi, convive con la sua ragazza qua a Bologna e lavora. Ha 27 anni e oggi, se potesse tornare indietro, non lascerebbe gli studi per andare a lavorare. Ha vissuto in Veneto per quasi tutta la vita, un anno a Pesaro e ora Bologna. Ha un tatuaggio della Guida Galattica per gli Autostoppisti.

Tutti loro erano accompagnati da qualcuno: amici, parenti, fidanzati/e e ognuno di loro ha deciso, al pari nostro, di condividere una parte di sé con uno sconosciuto. Ora ho deciso di creare la rubrica che falsamente andavo dicendo fare. Ho trovato incredibile poter conoscere queste bellissime persone, passare del tempo di qualità con loro non accorgendomi del tempo che scorreva.

Nulla è per caso, forse tutto accade per caso: io non so perché accadano certe cose, non so da dove partano, semplicemente a volte ci ricordano quale sia la bellezza e quante forme diverse possa assumere. Secondo Fëdor Dostoevskji “la bellezza salverà il mondo” e sempre secondo lui, tutti dovrebbero trovare un angolo di casa in qualsiasi spigolo del mondo.
Venerdì 2 Dicembre 2016, Locomotiv Club, Nobraino, “Scusami sto facendo foto a sconosciuti ai concerti per una rubrica, posso?“, Marcello, Marta, Giuseppe, Davide, Sebastiano, io e Sofia, l’emozione negli occhi di Sofia all’idea di intervistare Kruger. Quanta bellezza ha salvato ognuno di noi.

Loro sono bellezza, questi sconosciuti con le loro storie che sono state il nostro angolo di casa in uno spigolo del mondo.

Ci vediamo a Febbraio, a Milano. “[…] e grazie per tutto il pesce”.

Sull’Autore

Virginia, 21 anni, ironica, pungente, polemica. Bologna, Pesaro, Artù, la musica, il cinema, la cucina e tutto il buon cibo che vi si correla. Forse non riuscirò mai a fare questo lavoro seriamente, prendo le cose senza alcuna leggerezza (perlopiù).

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