Le 10 peggiori frasi del 2016

Con la fine dell’anno, è tempo di fare un bilancio anche per noi di MdC. Nel 2016 ne sono accadute di ogni, come sanno tutti; ne abbiamo sentite anche delle belle, provenienti da soggetti più o meno importanti del panorama nazionale e mondiale. Ho provato a raccogliere le 10 peggiori frasi di questo 2016 che sta finendo, ecco la tragicomica lista che le racchiude e le elenca (non in ordine di gravità o “vergogna” dell’esternazione).

1. “Auguri a tutti!! Porco D**ooooo!! Da Taranto”
Il nuovo anno inizia subito col porco botto, lanciato dal palco di RAI 1 in diretta da Matera. Mentre Amadeus e compagni festeggiano dopo un conto alla rovescia terminato pure un minuto in anticipo, i messaggi dei telespettatori vengono fatti scivolare in sovrimpressione. Tra questi (oltre 150.000 in totale), gode dei suoi cinque secondi di celebrità (prolungati poi dalle comunità dei social che, nelle settimane successive, ne faranno un vero e proprio cult) anche un caloroso SMS ricco di entusiasmo condito da un pizzico di blasfemia. Tra lo scandalo delle varie istituzioni — tra cui la RAI stessa, che comunica le proprie scuse e sospende il responsabile del filtro da cui pare sia sfuggito il celebre messaggio) — e l’ironia dei più lascivi, il 2016 inizia con un’espressione che, viste le troppe morti celebri, gli attentati terroristici e le vittorie politiche sgradite, verrà rilanciata più volte durante il corso dell’anno. Punizione divina?

2. “Mancini, sei un finocchio!”
Non abbiamo nemmeno il tempo di digerire il pandoro/panettone con la bestemmia sopracitata ed ecco che l’opinione pubblica s’infiamma di un nuovo caso di politically scorrect.
20 gennaio, quarti di finale di Coppa Italia tra l’Inter di Roberto Mancini e il Napoli di Maurizio Sarri; i nerazzurri stanno vincendo per 2-0, quando vengono assegnati 5 minuti di recupero. Mancini non ci sta, ha fretta di finire la partita e va dal quarto uomo a protestare. A pochi passi di distanza Sarri, già con la vena gonfia per la palese sconfitta e una discutibile espulsione di un suo attaccante, esplode in un vituperio di esternazioni abbastanza omofobe (l’allenatore interista dirà nel post-partita di essere stato chiamato “frocio” e “finocchio”) che lo trascineranno in una tempesta mediatica molto aspra, culminante con la sua sospensione per due turni. L’allenatore partenopeo si scusa immediatamente e più volte nei giorni successivi con Mancini e l’intera comunità omosessuale: “Era un insulto di rabbia, mi scuso. Chiedo scusa a Mancini, ero inferocito, può essere che l’abbia offeso. Posso anche avergli dato del democristiano, ma non tiriamo fuori l’omofobia, non c’è nessuna discriminazione, non sono omofobo”. Calmate le acque e pace fatta, l’opinione pubblica ricomincia a guardare spensierata il calcio, senza però smettere di fare ironia.

Mancini finocchi

I “Mancini” di un ortolano.

3. Il prolifico Trump
Tra tutte le goliardiche cafonate sparate da Donald Trump nel climax di tensioni che hanno impregnato la corsa alla Casa Bianca — che ha visto il tycoon impettito di orgoglio in questo suo vittorioso 2016 — sarebbe davvero difficile scegliere la più eclatante. Per rendere giustizia al caro Donald, al quale vanno riconosciuti la costanza e la fantasia del turpiloquio, l’ardore nello sputarlo in pubblico e soprattutto il suo vasto scibile da cui attingere l’oggetto dell’insulto, vedrò di racchiudere in poche righe le principali frasi-manifesto della sua poetica da campagna elettorale — raccogliere voti sfruttando una retorica molto terra-terra che anche il meno scolarizzato dei cittadini potesse afferrare all’istante. Non tutte le frasi sono di quest’anno, ma essendo (innegabilmente) Donald Trump il personaggio che più rappresenta il 2016, compierò un comprensibile strappo alla regola. Trump è un oratore poliedrico, che tocca il tema del razzismo (“I messicani sono tutti criminali, trafficanti di droga e stupratori”), del sessismo (“Quando sei una star puoi fare quello che vuoi; afferrale dalla f##a, puoi fare tutto”), delle tecnologie web (“Per arginare il fenomeno dell’estremismo islamico online dobbiamo chiudere Internet. Dobbiamo vedere Bill Gates, chi capisce realmente cosa sta succedendo, e parlare con loro”) e la politica estera (“Ammiro Erdogan per come ha reagito al colpo di Stato”). Che dire, si commenta da solo. Speriamo solamente che, come Presidente, continui a sganciare più buffonate che bombe.

4. “Se votate Hillary vi farò un pompino”
Anche la fazione democratica ci ha regalato delle perle: la migliore è autografata dalla regina del pop Louise Veronica Ciccone aka Madonna che, temendo uno sgradito esito delle presidenziali americane, come una paladina di rettitudine non esita a mettersi a disposizione per far trionfare la Giustizia. Non si dà a un endorsement canonico, non va a fare discorsoni di propaganda pro-Clinton in qualche late show, ma si limita a decantare una sua dote oratoria:  “Se votate Hillary Clinton vi farò un pompino. Lo giuro! E sono brava! Non sono una scema, mi prendo il mio tempo e mantengo il contatto visivo.” Un invito sicuramente gradito ai più, ma a quanto pare non tanto efficace quanto la popstar sperava, visto l’esito delle elezioni americane. Un’amara sconfitta da mandare giù, certo, ma non era proprio lei quella brava a farlo?

5. “Chiediamo un aiuto ai creativi, a titolo gratuito”
Questo è stato un anno duro per il nostro Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che quest’autunno è stata sulla bocca e sulle tastiere di tutti a causa della sua rocambolesca campagna di sensibilizzazione alla fertilità, il Fertility Day. Improntata su un simil-mussoliniano “Fate figli ora, prima che sia troppo tardi!”, l’iniziativa è stata risucchiata da una bufera mediatica in seguito a una (e nemmeno la più brutta) locandina razzista — i “cattivi compagni da abbandonare” sono entrambi di colore, e il responsabile della comunicazione un genio assoluto del modo sbagliato di fare il proprio lavoro. Cercando di portare in salvo un progetto ormai destinato ad affondare assieme agli oltre 150.000 euro di investimenti nella campagna, la Lorenzin si precipita da Lilli Gruber, su La7, a chiedere scusa dicendo che era stato tutto un errore di scelta di colori; l’incorreggibile Ministro, però, nel cercare di mettere una pezza alla vicenda, provoca uno strappo ancora più profondo: “Chiediamo alle teste dei buoni creativi di aiutarci possibilmente a titolo gratuito – perché sa, dobbiamo far quadrare i conti del nostro bilancio – a trovare una nuova denominazione a questa campagna”. E ovviamente i creativi, dimostrandosi una volta di più teste veramente buone, non hanno alzato un dito.

6. “Ci sono 3 milioni di drogati che sarei felice di massacrare come fece Hitler con gli ebrei”
Rodrigo Duterte è il Presidente delle Filippine. Un Presidente che si atteggia a Führer, e non solo per la frase choc qui sopra; il suo progetto anti-droga è stato prima tema pregnante della sua campagna elettorale e ora cavallo di battaglia del suo mandato: l’allucinante numero di vittime tra tossicodipendenti e spacciatori si attesta sulla media di 40 al giorno; dall’inizio dei rastrellamenti (giugno) ad oggi, si contano 6000 vittime. Un soffocante clima di repressione è stato instaurato dal Punisher (come lo chiamano laggiù), e a nulla servono le continue proteste studentesche che chiedono che sia posta la parola fine a quelle che sono vere e proprie esecuzioni da parte della polizia; così, tra un paragone con Hitler e il dettato della sua volontà di bruciare l’ONU che inutilmente cerca condanna i suoi violenti metodi (“Andate pure a lamentarvi dalle Nazioni Unite: io le brucio, se vado in America”), Duterte è troppo assorto nella sua sanguinosa lotta alla droga per imparare che Hitler di ebrei ne ha uccisi 6 milioni e non 3.

Rodrigo Duterte, Presidente delle Filippine.

Rodrigo Duterte, Presidente delle Filippine.

7. “Sono a New York, mi hanno sequestrato, mandatemi 10mila dollari!”
Rimanendo in tema di droga, come non parlare del nostro Lapo Elkann, protagonista assoluto dell’ultima parte di questo anno grazie a una mirabile trovata per tirarsi fuori dai guai per l’ennesima volta simulando il sequestro della propria persona. In occasione del Giorno del Ringraziamento, infatti, il rampollo della famiglia Elkann si ritrova a festeggiare nella Grande Mela alla sua maniera — le serate brave tra alcol e cocaina, in compagnia di qualche fanciulla di mestiere, portano la sua firma più della sua linea di abbigliamento. Qualcosa però va storto, e il povero Lapo si trova indebitato fino al collo nei confronti di un transessuale suo complice per quella notte: la droga finisce troppo in fretta e i soldi non bastano. Come uscirne in modo dignitoso, quindi, salvando la propria faccia e la propria pelle da una situazione di cotanta scomoda perdizione? Alzando la cornetta e chiedendo aiuto ai propri famigliari dall’altra parte dell’Atlantico: “Mi hanno sequestrato, chiedono 10mila dollari per liberarmi”. Gli Agnelli, giustamente spaventati, avvisano immediatamente la polizia di New York che, scoperto l’altarino, metterà le manette a Lapo per sequestro simulato, punibile con il carcere fino a due anni. #JeSuisLapo.

8. “Il terremoto? Un castigo divino a causa delle unioni civili”
Il 2016 è stato un anno duro per le regioni del centro Italia, colpite da quei violenti sismi che certamente tutti ricorderanno. Mentre l’Italia intera metteva in moto un vasto sistema di aiuti e donazioni per dare una mano a rialzarsi a tutte le realtà del territorio abbattute dal terremoto non è mancato chi, stando in disparte, ha approfittato del momento per sentenziare imbecillità. La più grossa è uscita dalla fogna bocca di un certo fra’ Giovanni Cavalcoli, teologo e frate domenicano che, nella sua trasmissione radiofonica su Radio Maria, il 30 ottobre dà la sua personale interpretazione delle cause del sisma: “Questi disastri sono conseguenza del peccato originale, si possono considerare come un castigo divino. Pensate alla dignità della famiglia, del matrimonio, alla stessa dignità dell’unione sessuale: chiamiamolo castigo divino, ma inteso come un richiamo per ritrovare i principi della legge naturale”. Richiamato dal Vaticano, sospeso dall’emittente radiofonica, Cavalcoli successivamente ribatte a La Zanzara con “Le unioni gay sono un peccato? Un omosessuale è una persona che pecca contro natura. Due uomini che stanno insieme cosa sono? Peccatori. Così è la Bibbia, il Vaticano ripassi il catechismo”. Omofobia o Cavalcoli aveva semplicemente esagerato con il vino durante l’ultima eucarestia?

9. “Il votante Piero Pelù ha posto il problema che la matita per la votazione risulta NON INDELEBILE”
Per noi italiani, quello che va a finire è l’anno del referendum: quello costituzionale, quello di Renzi, quello la cui campagna è durata incessantemente per mesi e mesi e mesi, senza esclusione di colpi, con tutte le parti politiche che si accusavano a vicenda. Finalmente il fatidico 4 dicembre è giunto; la popolazione, spremuto goccia a goccia il dovere da cittadino, è andata a votare in massa; ha vinto il NO.
Ovviamente, il trapasso referendario, visto l’impatto esplosivo avuto nell’opinione pubblica, non poteva filare via liscio come l’olio, senza polemiche, senza allarmi. A gettare benzina sul fuoco ci pensa il cantautore e frontman dei Litfiba Piero (all’anagrafe Pietro) Pelù che, con un post sulla sua pagina Facebook, denuncia un’irregolarità ai seggi: “Il votante Pietro Pelù tessera elettorale n. 078449246 ha posto il problema che la matita per la votazione data in dotazione facendo una prova su un foglio risulta NON INDELEBILE”. Protesta legittima, se non fosse che le matite nei seggi elettorali, dette matite copiative, hanno la mina in grafite e pigmenti che rimangono sulla carta anche dopo la cancellatura; inoltre, le schede elettorali sono stampate con un inchiostro cancellabile solo tramite abrasione — manomettendo la scheda, la si danneggerebbe e si causerebbe la sua non validità. Quindi sì, la matita è cancellabile, ma il suo segno comunque rimane sulla scheda. Nice try, Piero.

Il post della fantomatica denuncia.

Il post della fantomatica denuncia.

10. “Giovani italiani che vanno all’estero, questo Paese non soffrirà a non averne alcuni tra i piedi”
Ultima ma non ultima, fresca di stagione, l’appena sfornata e già chiacchieratissima perla del nostro Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, negli ultimi tempi occupatissimo a sopravvivere alla valanga che l’ha recentemente travolto. Commentando il fenomeno della cosiddetta “fuga di cervelli”, che consta di oltre 100.000 giovani italiani emigrati all’estero in cerca di migliori opportunità lavorative, si esprime in modo poco ortodosso: “Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”.
Perculato l’italiano che se ne va, percula anche quello che resta: “Dobbiamo offrire loro l’opportunità di esprimere qui capacità, competenza, saper fare”. Quale opportunità, quella della precarietà della retribuzione in voucher o quella del tasso di disoccupazione giovanile galoppante? Caro Poletti, anche alcuni politici è meglio non averli tra i piedi: sicuro di non essere uno di quelli?

Mi fermo qui ma ce ne sarebbero altre, eccome! Possiamo pescare ad occhi chiusi dal repertorio dell’instancabile senatore Antonio Razzi (“Io posso fare da mediatore tra Trump e Kim Jong-Un” e ancora “Sono il Trump italiano”), oppure citare un lanciatissimo Maurizio Gasparri con la sua performance “Meravigliosa frittura”, dedicata proprio a un De Luca ascrivibile anch’egli a quest’ultimo paragrafo di menzioni speciali (“[…] Portare a votare la metà dei suoi concittadini, 4mila persone su 8mila. Li voglio vedere in blocco, armati, con le bandiere andare alle urne a votare il SÌ. Franco, vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come c###o vuoi tu”); e poi Baricco che rosica per il Nobel a Dylan, Alessandro di Battista del M5S in preda al pathos sofocleo… Insomma, trascorrerei la serata di Capodanno qui per elencarvele tutte. Guardando questo 2016 che si sta chiudendo, aspettiamo con intrepida attesa le succose perle che ci riserverà il nuovo anno.

Sull’Autore

Classe '96, nato bresciano, studente di Lettere Moderne presso l'Alma Mater di Bologna. Oltre al mio blog "Parole alla Tempesta", scrivo per "Mangiatori di Cervello" e altri progetti.

Articoli Collegati

Partecipa alla discussione

Partecipa alla discussione