I dischi più importanti del 2016

Fine anno, tempo di tirare le somme di questo 2016 in note, canzoni e melodie: il meglio dei dischi usciti in questi 12 mesi.

Non si può iniziare senza prendere in considerazione che questo è stato decisamente l’anno dei Radiohead: sin dai primi giorni di febbraio, quando era già nell’aria l’uscita del loro LP9, successore di quel The King of Limbs che poco aveva entusiasmato i fans.

Ebbene, con una mossa a sorpresa (as usual) il sestetto di Oxford ha confezionato una bomba mediatica: dapprima sparire dai social per poi ricomparire con l’annuncio di A Moon Shaped Pool, un disco meraviglioso, delicato come non mai e pieno di tanta sofferenza e tante storie. Un album sentito, passionale e appassionato, uno dei migliori della band inglese. I Radiohead si meritano una menzione importante in questa lista di fine anno: se non lo avete ascoltato, sappiate che questo 2016 in musica ve lo siete abbondantemente perso.

Subito prima, a cavallo dell’estate, un ritorno tutto italiano e tutto di protesta: quello degli Zen Circus che con il loro La Terza Guerra Mondiale si portano a casa il trono dell’alternative italiano a mani basse, senza avere nessun rivale. Gli Zen li ritroviamo motivati, rabbiosi ma anche rassegnati, con un Appino in stato di grazia in brani come L’anima non conta e Non voglio ballare.

Un disco molto duro, autocritica e critica di un Paese traballante e pieno di contraddizioni.

Così come traballanti e intimiste sono state le tematiche di Folfìri o Folfox degli Afterhours: un disco che li spinge verso la sperimentazione compositiva e musicale, ricercando metriche e tempi ritmici ancora diversi e suoni più acidi e cupi.

Altro giro, altra corsa -però questa è stata anche l’ultima- del Duca Bianco: l’8 Gennaio di questo 2016, David Bowie dà alle stampe il suo ultimo lavoro, un testamento che sa di summa del pop e del rock, quasi una chiave di volta di 50 anni di musica pop e rock inglese. Black Star, con quella Lazarus che aveva il sapore dell’ultimo commiato di un artista che ha dato tutto alla musica.

Proprio agli sgoccioli, poco prima dell’inverno, è tornato anche Dente: un cantautore strano, giocherellone, che ci ha regalato un piccolo cofanetto di canzoni giocattolo con il suo Canzoni per metà (un po’ perché alcune sono molto corte, ma anche perché dedicate a delle sue metà… sempre sul pezzo il fidentino!). Dente, anche lui imbrigliato nei social media, ha presentato il suo singolo Curriculum con una maratona sulla sua pagina ufficiale di Facebook (se ve la siete persa siete delle brutte persone).

Abbandoniamo i confini italici per un breve momento perché dagli USA fa capolino un ritorno molto atteso per i fan sfegatati dell’alternative più ricercato: i Bon Iver con il loro 22, A Million attesissimo ritorno dopo 5 anni dal pluripremiato self titled del 2011. Anche qui, il collettivo americano capitanato da Justin Vernon vuole dare prova di poter uscire dagli stereotipi dell’indie e del folk confezionando un disco sghembo, cupo e infestato da fantasmi di elettronica e loop stations.

E proprio Justin Vernon è l’ospite d’oro del nuovo album di James Blake, cantautore britannico, che al suo terzo disco tenta anche lui di sfangarla esorcizzando tutti gli stereotipi tipici del suo mestiere, quello del cantautore. Il buon James si sposta un po’ nel futuro, un po’ fuori dalla sua comfort zone nel suo The Colour in Anything, affidandosi a Frank Ocean e pure Rick Rubin per non farsi mancare nulla nemmeno alla produzione.

Ci spostiamo a Berlino per un altro ritorno attesissimo: i Moderat che, a sorpresa (visti i rumours di scioglimento che circolavano), tirano fuori il loro III, sparando il singolone Reminder che è una gemma elettro pop incredibile. Ah, giusto, hanno anche infiammato Torino durante un live davvero intenso.

Beh, già qui non mi sembra un brutto anno, anzi, devo ammettere che, personalmente, questo 2016 è stato un anno davvero intenso e pieno di sorprese dal punto di vista musicale: certo, la scomparsa di Bowie, Leonard Cohen e tutti gli altri artisti importantissimi che ci hanno lasciati lo ha reso molto triste, ma le nuove leve, i nipoti e pronipoti di questi immensi artisti ci sono e sono anche bravi.

Ultima lancia a favore dei Pinegrove, gruppo giovanissimo del New Jersey che con il loro secondo album Cardinal hanno dato prova di saperci fare, fondendo folk, indie e alternative in brani pop ma mai banali: Cadmium e Size of the Moon su tutte. Per gli amanti di Wilco, Counting Crows e dell’alternative anni ’90.

Menzione speciale, scusate se insisto, ancora per gli Zen Circus, a cui assegno il premio canzone dell’anno grazie a quella meraviglia di L’anima non conta: uno specchio generazionale, un grido di stanchezza, rabbia ma anche rassegnazione di un Paese giovane ma disilluso.

Cosa ci promette questo 2017? Innanzitutto parte il tour europeo dei Radiohead e chi non ha ancora preso il biglietto per le due date italiane (due!!!!!) deve solo rimediare velocemente: il nuovo metodo di acquisto di Yorke & company è un passo avanti contro il bagarinaggio, ma non vuol dire che si possano trovare i biglietti il giorno prima. Ascoltatore attento avvisato, mezzo salvato.

Per il resto ci saranno sicuramente molti ritorni e alcune novità succulente (tipo, avete presente i Fast Animals and Slow Kids?); ci sarà, come sempre, da divertirsi, ricordandoci costantemente che “i giornali vanno letti tutti” e che si tratta sempre di de gustibus.

Un felice e chiassoso anno nuovo a tutti voi!

Sull’Autore

silence. reverbs. distortions. strings. words. delays. drums. soundtracks. black dots. filosofia ermeneutica. fenomenologia ermeneutica. poesia. parole. note. uno sguardo ottuso sul mondo.

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