21/12/2016: questo secolo è la fine del mondo!

Vi ricordate il 21/12/2012? Questa data sarebbe dovuta essere quella della fine del mondo secondo la profezia del popolo Maya. Come ogni episodio millenarista, esso non si è verificato: come dire 2012, nemmeno un temporale. Eppure, in questa data, voglio fare un ritratto di questo 2016.

Fin da maggio 2016 ho avuto la sensazione che l’aria si fosse fatta più pesante, che le discussioni si facessero più stanche e snervate, che i talebani dell’informazione venissero fuori dai loro tuguri inneggiando alla sovranità popolare ad minchiam, come se ogni cosa da loro elaborata fosse buona e giusta. E il primo caso qual è stato? Ovviamente la Brexit.

La Brexit ha rappresentato il primo reale strappo, la visione di un’informazione che non tiene conto dei diversi strati sociali della popolazione, del malcontento e di come l’Unione europea sia lontana dai cittadini, e soprattutto del fatto che le persone non considerino le economie di scala e di rete come dei vantaggi reali.

Nonostante il clima generale pre-Brexit fosse teso verso il mantenimento dei rapporti tra UK e UE, alla fine il popolo britannico ha deciso di lasciare l’Unione Europea. Ad oggi, i negoziati sono ancora in corso e l’Europa, per l’ennesima volta, si è dimostrata infantile e poco risoluta (sia per un fatto di poteri, sia per un fatto di policy, al pari della questione immigrazione).

La situazione può essere vista come rappresentato in questo video (che non consiglio a chi non apprezza i video MLG):

La Brexit, come del resto l’elezione di Trump, hanno dato una leva alle forze anti-sistema per dire “Avete visto? Non è come ce la racconta l’informazione di regime! Continuamo a combattere per la sovranità popolare, fuori da questa gabbia c’è vita“. Frasi a effetto come se piovesse e, peggio ancora, manipolazione dell’informazione da parte di entrambre le parti.

Insomma: Lakoff, ancora una volta, ha ragione. L’informazione ideologica, quando cerca di prendere il lettore mediano, finisce per prendere le sembianze dell’informazione nemica. Oh, non che l’intellighenzia sia riuscita a risvegliare le coscienze (vero, MicroMega?).

Come dicevo, la vittoria di Trump contro la Clinton sembra presentare la sconfitta delle lobby (sì, credeteci) e la fine delle dinastie in politica. Pochi avrebbero scommesso su tale risultato e quasi ogni organo di stampa dava la Clinton vincitrice. Ma… no: dopo due cicli di presidenza del Partito democratico (con tutti gli alti e i bassi, specie in politica estera) la Casa Bianca è stata aperta a Trump (come ironizzava il web: dopo il primo nero, il primo arancione). Trump sembrava non essere sostenuto da nessun gruppo di interesse particolare, al contrario della Clinton, e questo ha dato ulteriore forza ai gruppi anti-politici e anti-casta. Ora, vedremo se la distensione con la Russia sarà data da accordi legati al fine comune di combattere l’IS o se, invece, si creerà una complicità d’intenti.

L’Italia ha invece visto la completa débâcle della sua formazione politica di maggioranza, soprattutto dopo il referendum, e Renzi si è dimesso a seguito del risultato. Questa secondo me non è una grande notizia, si sapeva perfettamente che la riforma non sarebbe passata. La cosa che mi fa più rabbia e paura in questo paese? Che le persone ritengano di poter usare la democrazia per insultare, deridere e colpire chiunque, in virtù del fatto che il popolo (loro, perché gli altri non sono “popolo”) abbia un valore positivo aprioristico. Questo è populismo o, come ho già scritto, oclocrazia.

Una curiosità accaduta quest’anno è il risultato delle elezioni in Austria, passate quasi sotto silenzio nonostante le scorrettezze formali, le quali avevano causato il ritorno alle urne. Ma, in questo caso, la vittoria di Van der Bellen è stata maggiore che nell’elezione precedente. E tra l’altro nei prossimi tempi, anche se forse non qui in Italia, vedremo i partiti tradizionali contro il Front National in Francia e l’AfD in Germania.

Le catastrofi naturali (come quelle politiche) non ci hanno fatto riavvicinare, anzi. Dopo ogni catastrofe (quali i terremoti in centro Italia), invece del grido “Aiutiamoli” è salito il grido “Immigrati negli hotel, italiani nelle tende!”.
La crisi migratoria ha messo la nostra resistenza ulteriormente alla prova e quello che è accaduto a Berlino non è altro che l’ennesima prova di come il mondo per l’IS, per gli USA, per la Russia, per le politiche neo-liberiste, per il riscaldamento del globo, per l’evoluzione delle forze populiste etc. stesse andando inevitabilmente al macero.

Pensiamoci bene: gli attentati di Bruxelles, l’attentato di Orlando, la strage di Nizza, l’attentato a Monaco, l’attentato a Istanbul sono le pennellate di rosso su questo 2016 che… come era iniziato? Ah sì, con le violenze di gruppo effettuate a Colonia a capodanno. Buon anno!

Oh, e non dimentichiamo la Turchia col “colpo di Stato” contro/di Erdogan, la recente evacuazione di Aleppo e ciò che accade in Medioriente, in Siria, Palestina e… Basta!

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Non so come finirà il nostro secolo: nonostante io sostenga la teoria dei cicli lunghi, ogni teoria storico-politica si è quasi sempre dimostrata obsoleta o inefficace. L’incomunicabilità del mediometraggio Il Nuovo mondo, diretto da Godard, è stata sostituita dall‘iper comunicabilità dei social e della condivisone di opinioni auto-validate dal fatto che contraddicono la versione ufficiale. Ogni cosa sembra dannatamente infiammabile in questi tempi, e chi cerca di pacificare? Buonista, antitaliano, muto! Ecco l’esplosione ed ecco il piagnisteo di Hobsbawn.

Tutto questo mi ha ricordato una canzone di (guarda caso) 10 anni fa. Ascoltatela, ricorda nulla?

Anno bisesto forse funesto, ma di sicuro questo 2016 non avrà fatto allontanare le lancette dalla mezzanotte dell’orologio dell’Apocalisse. Nei prossimi tempi in Europa e nel mondo, o si cambia o sarà guerra.

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Sull’Autore

Classe 1993, vengo da Finale Ligure (SV) e sono caporedattore della sezione "Economia politica e attualità". Mi sono laureato in Scienze internazionali e diplomatiche a Genova con una tesi in economia internazionale sulla Single Euro Payments Area (SEPA). Il mio interesse per l'economia nasce dal corso di Economia politica del primo anno (odiato dal 90% degli studenti, compreso chi lo ha già passato). I miei principali interessi riguardano la diffusione della teoria economica (in particolare dell'economia monetaria e dei modelli di crescita) e lo studio di modelli macroeconomici (che, a volte, traduco e/o riassumo su questa piattaforma). Collaboro con MdC per la rubrica "Europa for dummies" e sulle questioni relative a "democrazia-populismo-popolo del web".

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