11 film del 2016 da vedere per le ragioni giuste

Quest’anno ne è passata di pellicola sotto le lenti, e prima che ce ne si dimentichi, in vista del 2017 voglio farvi un promemoria come si deve: frugando tra cartoline, bozzetti teatrali e abbonamenti del treno ho scovato i biglietti del cinema di quest’anno. Se le tre ore spese a metterli in ordine, sceglierli ed elencarli in meno di 37 pagine non vi invogliano, vi dirò che, li abbiate visti o meno, l’avete fatto per le ragioni sbagliate. Non mi credete? Et voilà!
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1. The Hateful Eight
E’ uscito a febbraio, per il mio compleanno, ma era da novembre 2015 che non si sentiva parlare d’altro. Per una volta dopo anni cinefili incalliti, intellettuali alternativi e adoratori dei blockbuster si sono trovati nella stessa sala a scambiarsi tacos e popcorn e abbracciarsi sulle note di Morricone. Per i “tarantiniani” doc sono state quasi tre ore di fibrillazione pura.
Capitanata da Samuel L. Jackson, la diligenza diretta a Red Rock ha messo a tacere tutti, ricordandoci chi scrive le regole del grande cinema.
Da vedere rigorosamente in versione integrale, in pellicola da 70 millimetri e con la musica al massimo volume. Che dire ragazzi, uno spettacolo (NdA: la versione integrale dura 187 minuti).
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2. Into the Inferno
Si tratta di un documentario, disponibile da ottobre su Netflix. Il regista è (dai che avete indovinato) Werner Herzog, stavolta nelle vesti di spericolato avventuriero sulle pendici dei più pericolosi vulcani al mondo in compagnia del vulcanologo di Cambridge Clive Oppenheimer. È l’erede del cortometraggio La Soufrière, ricorda il romanticismo tedesco di Friedrich e la natura liquida della roccia sotto i nostri piedi diventa metafora delle fondamenta precarie e mutevoli dell’essere umano.
Se non vi bastasse questo, sappiate che non avete ancora visto niente; è un viaggio pericoloso che di pericolo non ne conosce mai abbastanza, e vi porta proprio nel paese dove esso è tanto presente quanto invisibile: la Corea del Nord.
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3. Lui è tornato
Hitler ritorna in vita nella Berlino odierna sotto il governo della Merkel. Un regista televisivo, sperando di farsi riassumere, decide di scritturarlo come attore; quando comprende che non si tratta di un sosia bensì del vero Führer viene internato in un ospedale psichiatrico perché creduto pazzo.
Questo è solo il principio di uno dei film più originali e stucchevoli di quest’anno. Di produzione tedesca, è tratto dal libro di Timur Vermes, tradotto in 17 lingue.
In principio pare una commedia, si ha quasi paura che scada nell’ironia più scontata e nelle battutine sui crauti. Invece è uno shock (positivo) e presto si rivela l’acuta denuncia verso i media e le reazioni indotte dall’informazione di massa.
Menzione speciale per le scene in strada alla candid camera, dove il dittatore approccia passanti ignari che regalano reazioni senza prezzo.
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4. Veloce come il Vento
No, non è la brutta copia di Rush di Ron Howard. È una storia nuova, ed è già tanto. È il debutto di un’attrice giovane e spontaneamente sincera, e non è poco. È un film totalmente made in Italy, ma di quelli che non ti aspetti: qui non si parla di Formula 1, ma di corse clandestine e di una grande passione che si nutre di perdite amare e vittorie conquistate coi denti. C’è l’Italia: non quella prepotente degli accenti falsati, delle battute ovvie e dei discorsi sulla crisi pieni di metafore ma vuoti di significato. È l’Italia della crisi, sì, ma che esiste per tutti e non necessita di spiegazioni, l’Italia della passione trasmessa dal padre alla figlia, della famiglia legata dal sangue e divisa dagli scontri.
Stefano Accorsi in questo film ci ha messo la faccia ma anche il cuore, e si vede. E questo è un film da vedere col cuore.
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5. Star Trek Beyond
Se avete visto Star Trek, se l’avete seguita, se l’avete amata, se una volta nella vita vi siete comprati le orecchie a punta di Spock o la magliettina senape di Kirk, allora potete capirmi. Quando uscì il primo film della nuova saga ero pessimista: solitamente questi reboot sono catastrofici e il nuovo cast non ha niente di ciò che amavamo di quello vecchio.
E invece stavolta è stato grandioso.
Non sarà mai al livello degli effetti a manovella della serie originale, ma la saga cinematografica Star Trek dei nostri anni ha tutte le carte in regola, tutti i personaggi incredibili e tutti i super-cattivi paradossali per essere degna erede del franchise di Gene Roddenberry.
Ora tutti assieme: “Spazio. Ultima frontiera. Questi sono i viaggi dell’astronave Enterprise…”
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6. The Woman Who Left
Cambiamo totalmente, genere, luogo e colori. Questo film in originale si chiama “Ang Babaeng Humayo” ed è il ventesimo del regista filippino Lav Diaz; a Venezia è stato premiato col Leone D’oro.
Diaz è un regista inclassificabile, che ha inventato un genere e un linguaggio unico, adatti alla sua narrazione. I ritmi sono -come nel cinema di Tarr- dilatati, il tempo stesso assume una connotazione diversa. The Woman Who Left racconta di Horacia Somorostro: la donna viene rilasciata dopo 30 anni passati in carcere per un crimine che non ha mai commesso; ritrova la sua famiglia, ma suo figlio è disperso. Nonostante fosse una donna amata da tutti all’interno del carcere, la reazione alla sua liberazione e il danno subito la portano alla ricerca di vendetta verso colui che le ha negato di vivere per tutti quegli anni.
Questo film è diverso, però, dai precedenti di Diaz: non c’è contemplazione, gli avvenimenti appaiono netti ed egli stesso manipola le inquadrature per dare impressioni ben precise.
Perché vederlo? Perché Diaz è uno degli ultimi Maestri.
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7. Ave, Cesare!
Chi già conosce i fratelli Coen potrebbe trovare Ave, Cesare! un “niente di speciale”, e forse avrebbe anche ragione; il precedente Inside Llewyn Davis era quasi introspettivo, questo vuole essere solo una commedia gustosa. Niente di sbagliato, sia chiaro, ma per poterselo gustare occorre una base culturale non scontata: il periodo storico, gli anni ’50 in America e la storia del cinema sono il fulcro. Tutti i personaggi sono caricature degli stereotipi dei divi e degli “impiegati” della Hollywood degli anni d’oro, e il nemico (no spoiler) non è da meno.
C’è tutto il “surrealismo reale”, come lo chiamo, e l’ironia agrodolce dei registi, qui caricata di ulteriore assurdità con picchi di ridicola comicità.
Nessun significato intrinseco o mal di testa conseguente: vedetelo perché non è affatto sciocco e perché, sinceramente, Clooney analfabeta in gonnellino romano fa sbellicare come poche cose.
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8. La Corrispondenza
C’è delicatezza nel cinema di Tornatore: persino il dolore e la distruzione sono vellutati. La Corrispondenza ha avuto poche critiche perché è difficile da criticare.
Amy Ryan studia astrofisica e fa la stunt-woman. Ha una relazione col professor Phoerum, basata su lunghe videochiamate e incontri sporadici, finché un giorno scopre che lui è deceduto. Ma i messaggi e le chiamate continuano ad arrivare. Una prova d’amore o il rifiuto della morte?
Non è la differenza d’età tra i due né il grottesco sistema con cui si tengono in contatto a turbare lo spettatore. Il filo rosso dei sentimenti è sottile ed è l’unica cosa che conta: Amy dovrà seguirlo per capire se davvero era amore e il perché di quella presenza, rimasta ormai digitale.
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9. Doctor Strange
Se guardate un film di supereroi del 2011 vi sembrerà datato. Spesso non lo si nota ma siamo in un periodo in cui il progresso, nel cinema, è rappresentato da CGI (Computer Generated Images), 3D e computer grafica. La tecnologia in questo campo si sta evolvendo e rende possibile la trasformazione in realtà di mondi che fino a poco tempo fa esistevano solo nella mente o, al massimo, sulla carta.
Doctor Strange è stato prima di tutto un fenomeno mondiale, ma questo è ormai di dominio pubblico, ed è in questa lista per il semplice motivo che rappresenta la sopracitata evoluzione digitale. Potrebbe somigliare ad Inception, ma è molto più avanti: l’animazione dei palazzi, che rappresenta i poteri degli stregoni come Strange, ha un livello di dettaglio e una precisione frattale che sul grande schermo non avevamo ancora apprezzato, e così gli stessi effetti speciali -che nei film targati Marvel sono come il prezzemolo- non sono mai stati così realistici.
Il risultato è un trasporto completo: pare di poter toccare quei palazzi distorti e quei mondi alla Escher, e gli incantesimi sembrano possibili. È la nuova frontiera dell’intrattenimento, è un uragano di adrenalina ed eccitazione che farete fatica a dimenticarvi.
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10. Behemoth
Film-documentario cinese di Zhao Liang, in Italia purtroppo è stato distribuito solo nei circuiti delle cineteche. Premetto che i film di Liang sono tutt’ora censurati dal governo cinese e le versioni integrali sono considerate illegali: questo perché è un’autore che va a mettere la cinepresa nelle piaghe del paese, quelle grandi e sanguinanti.
In Behemoth c’è il viaggio di un individuo un po’ biblico e un po’ nomade nella bestia infernale, Behemoth. La bestia è una miniera di carbone tra le distese rocciose della Mongolia Interna: camion che avanzano, il fuoco delle fonderie, migliaia di volti anneriti, scavati, mangiati dalla polvere.
I volti riempiono anche gli ospedali, dove una volta c’era il “Paradiso” di pascoli e terre verdi. La vera bestia è un’altra.
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11. Snowden
Onestamente preferisco Citizenfour, il vero e proprio documentario su Edward Snowden, ma questo film è il ponte che collega gli amanti dell’intrattenimento a questa storia di cronaca moderna che interessa veramente tutti.
Può essere difficile seguire un argomento come il caso Snowden per chi non ne conosce le origini o non ne ha mai appreso la storia: i film servono anche a questo. Qui è raccontata, con dovizia di particolari, la vita di Edward Snowden dall’inizio della sua carriera alla NSA fino alla rivelazione della sorveglianza attiva e di altre informazioni sensibili, nel 2013.
Realizzato a relativamente poco tempo dall’accaduto, vede Joseph Gordon-Levitt nei panni di Snowden e alla regia Oliver Stone: il regista ha già trattato l’argomento nella serie tv documentaristica USA – La storia mai raccontata e nei lungometraggi su Bush e sul caso Kennedy.
Stone è sempre stato un inseguitore del lato nascosto della politica statunitense, atteggiamento che nel corso della sua carriera gli ha creato non poche grane.
Ma perché 11? Perché l’ultimo possiate sceglierlo voi. Sfruttate l’occasione.

Sull’Autore

Ho studiato cinema sui film, sui libri e nei festival. Ho imparato a montare video a occhi chiusi e ad animare poligoni, ho viaggiato e nord e ad est, ho scalato la Grigna, suonato alla Scala e saltato per trapezi sotto un tendone da circo. Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare. Ad oggi sono filmmaker e divoro film. Di cui poi scrivo.

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