#IlGiroDelMondo: Yucatán

Secondo la “Storia degli Indios di Nuova Spagna”, scritto da Frate Toribio di Benaventura nel 1541, il nome della florida penisola dello Yucatán, nel sud del Messico, verrebbe da un malinteso. I conquistadores spagnoli, approdati sulle bianche spiagge messicane, avrebbero domandato agli indios come si chiamasse quel luogo. Loro, non capendo certamente lo spagnolo, avrebbero risposto “Tectetàn, Tectetàn”: “Non capisco, non capisco”.

Anche se è improbabile che la storia sia andata davvero così – ed è anzi appurato oggi che la parola provenga dalla lingua nahuatl, in cui significa “il luogo della ricchezza” -, è interessante, a posteriori, immaginare lo stupore delle due popolazioni che si incontrano in un paradiso terrestre quale è il lembo di terra di cui vi raccontiamo oggi. E stupore è sicuramente quel che provano tutt’ora quegli animi avventurosi che si fanno trasportare dall’entusiasmo ed esplorano la bellezza che lo Stato dello Yucatan ha da mostrare: ecco qualche spunto!

Il "Cenote" di Chichen Itza

Il “Cenote” di Chichen Itza

Il luogo perfetto da cui partire per esplorare lo stato dello Yucatán è la sua capitale, Merida: città coloniale costruita dai conquistatori spagnoli nel 1542 sulle rovine di una città maya già abbandonata, è passata alla storia come “la città bianca” per via del colore caratteristico delle facciate degli storici edifici coloniali che ancora ai giorni d’oggi si possono ammirare camminando per il centro. Non preoccupatevi della criminalità: Merida è considerata la città più sicura del Messico intero – se non dell’America Centrale. Il cuore culturale e politico è Plaza Grande: qui non soltanto potrete sedervi tranquillamente a godervi l’idea di essere in un Paese bellissimo, ma potrete anche visitare uno qualsiasi dei monumenti di importantissimo valore storico che circondano la piazza, a partire dal più importante edificio religioso della città, la Cattedrale di San Ildefonso – risalente al 1500. C’è Casa de Montejo, un’autentica hacienda per capire appieno la vita della borghesia messicana nel 1800; il Palacio Municipal, ovvero il palazzo del governo, che si può visitare e dal cui balcone si può ammirare una vista unica della città dall’alto; il Palacio del Gobierno, che ospita una collezione impressionante di murales originali dell’artista locale Fernando Castro Pacheco raffiguranti la storia della regione, dai maya agli spagnoli. Certo, non c’è vita soltanto attorno alla piazza centrale: fate un giro al Mercato Lucas de Galvez per avere un assaggio della vita dei locali e acquistare cibo genuino o vestiti tradizionali, e non andatevene dalla città prima di aver prestato visita al Gran Museo del Mondo Maya. Ne avrete bisogno per potervi poi addentrare con sicurezza e ammirazione nel magico mondo di questa incredibile civiltà precolombiana.

Il solo stato dello Yucatán (uno dei tre in cui è divisa la penisola) ospita più di 1600 siti archeolgici, molti dei quali antichi di oltre 3 000 anni. Sebbene siano molto ben conservati e suggestivi anche i siti di Tulum e Cobà, il più famoso in assoluto – e una delle nuove dieci meraviglie del mondo, oltre che, ovviamente, patrimonio dell’umanità per l’UNESCO – è il sito di Chichén Itzá, che si estende per oltre 3 km². Questo centro era uno dei più importanti dell’intera civiltà maya, soprattutto tra il VI e l’XI secolo, e comprende diversi edifici che negli anni sono diventati veri e propri simboli di questa civiltà precolombiana ancora a tratti misteriosa, come ad esempio la piramide di Kukulkan, o El Castillo. Si trovano intoltre, perfettamente conservati, un osservatorio astronomico molto avanzato, l’intricato Tempio dei Guerrieri e ben sette campi per l’originale gioco della palla maya. All’interno di uno di questi campi – il più grande dell’intera mesoamerica – si trovano dei pannelli scolpiti che rappresentano non soltanto le squadre dell’epoca intente a giocare a quello che era ben più di un semplice sport, ma anche altre testimonianze della vita quotidiana e spirituale dei maya. A pochi kilometri dal sito, inoltre, si può visitare una rete di grotte sacre, chiamate Balankanche, che oggi sono un interessantissimo museo sotterraneo.

All’interno del sito, poi, si trova uno delle migliaia di cenotes che caratterizzano la penisola dello Yucatán. Grotte createsi in seguito all’impatto con il suolo del pazzesco meteorite che milioni di anni fa si è abbattuto sulla penisola (e che si dica abbia causato l’estinzione dei dinosauri), i cenotes con il tempo sono diventati degli incredibili laghetti naturali sotteranei d’acqua dolce, molti dei quali balneabili. Il più grande è il lago di Ik-Kil, profondo 40m e largo 60m. Solitamente, i cenotes sono circondati di natura selvaggia e piante tropicali, creando un “effetto oasi”  – ma chiaramente per far fronte al turismo, principale economia della regione, sono attrezzati di tutti i comfort necessari per fare un bagno. Per chi volesse invece andare alla fonte il cratere di Chicxulub, dove si è schiantato il meteorite, è visitabile.

Certo, quello in Yucatán non è sicuramente un viaggio solamente all’insegna della cultura: con 370km di coste su un mare cristallino, con temperature sempre gradevoli in qualsiasi momento dell’anno, un giro nella regione non è completo senza qualche giorno di relax immersi nella natura tropicale. I più avventurosi possono scoprire la fauna locale nella Riserva Naturale Rio Lagartos – dove, in circa di ore di giro in barca, si possono ammirare da vicino coccodrilli, fenicotteri, pesci sgargianti ed uccelli – o al Parco Naturale di Celestun, famosissimo per la colonia di fenicotteri che lo abita. Gli appassionati del birdwatching non possono farsi scappare l’Isla Holbox, mentre per chi volesse immergersi nelle meraviglie della barriera corallina, la via più semplice è “sconfinare” nel vicino stato di Quintana Roo, verso l’isola di Cozumel, dove si pratica lo snorkeling.

Qualsiasi sia il vostro ideale di vacanza, probabilmente qui troverete quello che cercate. O, almeno, potrete consolarvi con degli ottimi tacos guardando un mare dai colori incredibili.

Sull’Autore

Studentessa di Giornalismo e Diritti Umani a Parigi. Appassionata di troppe cose per elencarle tutte. Per MDC mi occupo di viaggi e polemiche.

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