Breve analisi del fenomeno #MaCheNeSanno i 2000 (che mi ha rotto)

La tendenza alla beatificazione di un “glorioso passato ormai perduto” non è affatto una novità; quello che è un po’ più nuovo è il modo in cui questa tendenza si evolve tra i giovani, sui social. In particolare, ho notato che ultimamente è molto di moda l’hashtag #MaCheNeSanno.

Questo hashtag è spesso corollario di pagine o post che inneggiano agli ultimi decenni del ‘900 contrapponendoli alla frivolezza degli anni dal 2000 (circa) in poi. L’aspetto a mio avviso strano è che a glorificare il passato e ad “insultare” i bimbiminkia siano spesso ragazzi poco più grandi di loro, che solo di striscio – e con pochi ricordi – hanno vissuto in quella (a mio avviso mai esistita) “Era della Genuinità”. Come se un plus positivo venisse dal ripescare in quegli anni proprio come si farebbe in un mercatino vintage – e credo che il fatto che il vintage vada così di moda sia un’altra espressione dello stesso fenomeno.

Uno dei capisaldi di questo sentimento è l’inneggiare alla presunta purezza di quegli anni non ancora contaminati dall’Internet. La forte espansione di Internet nelle case degli italiani si è infatti avuta a partire dal 2000, e oltre all’utilità del mezzo ne venivano e vengono spesso messe in risalto la sua frivolezza e la sua strisciante pericolosità. Per esempio ricordo ancora mia madre dirmi: “Stai attento, ché su internet ci sono un sacco di truffe“.

Internet quindi, che tutto pervade e attraversa, guasterebbe e infetterebbe la nostra vita, rendendola meno sana e autentica. Anche da qui, a mio avviso, parte la nostalgia (altra parola chiave in questa glorificazione del passato) verso quegli anni meno tecnologici quindi più genuini.

Una volta non c’era Internet (né i videogames o gli smartphone) e allora si usciva a giocare in strada a pallone.
Una volta gli sportivi erano uomini veri, ora sono signorine. Noi da ragazzi sapevamo già cosa volevamo, mica come quelli di adesso che non sanno neanche allacciarsi le scarpe.

Eppure nell’ultima settimana Moise Kean, attaccante juventino classe 2000, ha stabilito due record (in Serie A e in Champions League) diventando il primo millennial ad esordire in queste competizioni (2016 – 2000 = 16. Menomale che i moderni adolescenti erano degli sfigati inconcludenti).

Anche Kean sembra perplesso

Anche Kean sembra perplesso

Forse potremmo ridurre la questione al contrasto: “Società genuina vs Società finta”, che poi altro non sarebbe che un “Analogico vs Digitale”. Se questo glorioso, genuino e roccioso passato ormai è scomparso per sempre, chi lo ha vissuto (direttamente o tramite il processo di “ripescaggio”) si sente depositario e custode della Verità. E tutti quelli che non hanno questa Verità, semplicemente, #MaCheNeSanno. Parte così il colpevolizzare chi, per ovvi limiti anagrafici, non ha vissuto gli anni che intercorrono tra i ’60 e i ’90 (o almeno una parte di essi), e che è colpevolmente ignorante e meno genuino di chi li ha vissuti, più frivolo, ormai irrimediabilmente contaminato dallo spirito di questa società dell’internet che lo ha reso un mollaccione.

E non ci troverei nulla di strano se fossero i “vecchi” a dir certe cose; invece trovo strano che siano i giovani (ammantati di vintage) a dar contro altri giovani.

Sembra che i giovani non si riconoscano nella giovinezza, no?

 

Sull’Autore

Laurea triennale in Scienze della Comunicazione; appassionato di cinema, musica e sport. Sto ancora cercando di capire cosa farne della mia vita.

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