Confessions? Badilate in Faccia

Fu allora che sentii per la prima volta il suono di qualcosa di importante che sparisce per sempre“. Cosa possiamo noi dinnanzi a un così insormontabile manifesto di ineluttabilità e vendetta? Cosa, se non guardarci spaesati nell’ormai nero specchio digitale che poco prima ci ha mostrato “Confessions“?

Uscito nelle sale italiane nel 2013 ad opera del regista giapponese Netsuya Nakashima e vincitore di numerosi premi, “Confessions” narra e srotola in modo disinvolto di fronte allo spettatore una serie di accadimenti spaventosi. Tutto ha inizio con la tragica morte della piccola Manami Moriguchi, figlia dell’insegnate Yuko Moriguchi.

Yuko, decisa a ritirarsi dall’insegnamento, comincia a parlare alla sua classe, incurante del disinteresse che essa nutre nei suoi confronti. Il discorso comincia ad articolarsi sempre più e nella più totale semplicità scopriamo che gli assassini di Manami sono due studenti all’interno della classe: lo studente A e lo studente B.

Lo step successivo è infettare il latte degli studenti col virus dell’HIV, trasportando nell’angoscia più totale tutti i presenti. Chi vomita, chi si mette a urlare, chi si abbandona al pianto isterico e infine, chi corre in bagno e gioisce della cosa: lo studente A. Shuya Watanabe è un ragazzino geniale quanto disturbato che sente la sua intelligenza ostacolata dalla cronaca nera che ogni giorno occupa le prime pagine dei giornali.

Così il piccolo Shuya architetta un piano sadico e manipolatore per raggiungere l’attenzione della madre che lo ha lasciato all’età di cinque anni. Si munisce poi di un complice ignaro: Naoki Shimomura, lo studente B. Il piano procede e tutto appare come un incidente, però Shuya non ha fatto i conti col desiderio di vendetta che Yuko cova nel profondo e che presto avrà libero sfogo.

Confessions“, oltre ad essere intriso di una differente sensibilità emozionale che distingue da sempre la nostra cultura da quella nipponico-cinese, mette sul piatto un nichilismo e un malessere esistenziale non consueti. Scioccante è inoltre la fredda vendetta calcolatrice messa in atto dalla madre di Manami, un insieme tragico e altalenante di violenza e irrequietezza interiore.

Un punto a mio parere molto importante è lo spasmodico bisogno di emergere anche a discapito del prossimo: non è solo per accaparrarsi l’amore della madre che Shuya compie orribili azioni, ma anche per essere notato e per essere finalmente importanteQuesto bisogno, questo voler essere, questo voler diventare sono patologici e ricorrenti in molte persone: forse gli uomini credono che l’amore e la felicità siano da meritare, che ci si debba affannare per ottenerli.

Tirando le conclusioni, vi consiglio di guardare “Confessions“, ma vi avviso: sono badilate in faccia.

Sull’Autore

Classe 1994, vivo a periodi alterni nella magica Bologna. Studio arti visive al Dams, scrivo, suono, canto e disegno. Quando capita faccio anche l'imbianchino.

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