Guido Catalano: uomo, poeta, amico sincero

Dopo lunga attesa arriva finalmente l’intervista a Guido Catalano.

Iniziamo professionalmente parlando: Guido Catalano, classe 1971, nasce e risiede a Torino e qui frequenta il Liceo Classico per poi essere bocciato in quarta ginnasio. Fonda una band rock-demenziale dal nome Pikkia Froid. Dopo gli studi universitari si dedica a diversi lavori: correttore di bozze presso Einaudi, usciere in un residence e pozzettista. Nonostante ciò, sapeva già cosa avrebbe voluto essere nella sua vita: un poeta, per poi scoprirsi l’ultimo dei poeti.

Ho avuto l’immenso piacere di conoscere Guido e di meravigliarmi di quanto fosse reale la persona dietro al personaggio mediatico che i suoi lettori hanno costruito. Ho trovato dietro tanta barba – morbida? – un uomo umile, sincero, premuroso e molto attento alle persone che lo circondano. Mi ha accolta, con tutte le lecite preoccupazioni che potevano esserci davanti ad una ragazza di venti anni, ascoltando anche quando non era in dovere, consigliandomi anche quando aveva poco tempo.

Non credo affatto che Guido sia conscio di quanto sia stata incisiva la sua presenza nella scena poetica contemporanea, di quanto abbia fatto avvicinare i giovani – poco propensi, di norma – al genere della poesia. È riuscito a colpire migliaia di persone con la semplicità di un uomo comune che, poco comunemente, è riuscito a trasmettere delle emozioni, a descrivere delle situazioni quotidiane nelle quali qualsiasi persona riesce a riconoscersi.

Guido Gozzano. Al nostro Guido non piace particolarmente, eppure io continuo ad assimilarli ancora a distanza di mesi di conoscenza, a causa della stessa amarezza e speranza nei confronti della vita, a causa degli stessi amori – non solo quelli raccontati ma anche quelli vissuti – e dell’amore più grande: quello per la scrittura. Che non è lavoro – o meglio, lo è per definizione, in quanto stipendiato e produttore di una materia nuova nata da una “fatica” dell’uomo – è semplicemente la vita: la sua e la nostra.

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Potresti parlarmi della tua poetica?
Parlo molto d’amore, questo è indiscutibile. Lo faccio perché vivo una sorta di felice ossessione nei confronti delle questioni amorose e sessuali. Uno dei motivi è che ho iniziato piuttosto tardi nell’ambito. Parlare e scrivere d’amore mi serve per cercare di capire l’amore, credo. Cosa impossibile, in realtà. Le mie poesie negli anni sono mutate molto, soprattutto nella forma. Hanno acquisito un’autonomia formale che prima avevano meno. Sono riuscito, credo, a metterci dentro più musica e ritmo. Credo.

Chi sono le donne delle tue poesie? E in particolare, chi è Adelaide?

Adelaide
Adelaide, figuratevi
credeva nell’amicizia tra uomo e donna
ci credeva davvero.
Quando tentai di darle un bacio
Adelaide lo schivò con destrezza e mi disse no
no?
no
ma, no no?
sì, no no.

Adelaide, siccome per me il no è sacro, non insistei.
Le dissi, peccato però.

Scriveva piccole bellissime poesie, Adelaide
e non le mostrava a nessuno.
Quando le dissi, mostrale
mi chiese, e perché mai dovrei?
Non avevo una risposta.

Adelaide stava bene coi capelli corti
mangiava tanto e non ingrassava.
Come fai? le chiesi.
Brucio.

Adelaide non guardava i film di paura
perché le facevano paura.
E poi non dormo, diceva.
L’avrei volentieri accompagnata prima, durante e dopo
ma non ci fu modo.
Forse non fui capace.

Adelaide mi diceva sempre, io e te saremmo meravigliosi amici.
Io sorridevo e le dicevo, appena mi scende questa voglia di baciarti.
Adelaide, figuratevi
credeva nell’amicizia tra uomo e donna
e ci credeva davvero.

Le donne delle mie poesie son due tipi di donne. Donne vere, in carne e ossa, che ho amato o che amo e donne partorite dalla mia immaginazione: normalmente è un misto di donne, con delle caratteristiche prese un po’ da una, un po’ da un’altra. Adelaide è una di queste. Mi piaceva molto il nome.

E’ più stimolante scrivere una poesia o un romanzo?
Scrivere una poesia è come correre i cento metri, al massimo i duecento a ostacoli. Il romanzo è la maratona. Dunque sono due esperienze totalmente differenti, in un certo modo antitetiche. Per me, che venivo dalla corsa veloce, inizialmente è stato un trauma, è stato difficile parecchio. Poi ho preso il ritmo, mi son fatto il fiato, mi è scesa la paura e ce l’ho fatta. E mi è piaciuto molto.

Dati i presupposti del romanzo precedente, potresti anticiparmi qualcosa del nuovo romanzo?
Mi piacerebbe un sacco poterti anticipare perché significherebbe che ho già un’idea. Purtroppo, come si suol dire, brancolo nel buio, dunque dovresti farmi questa domanda tra un mese, e speriamo bene, che se no a ‘sto giro Rizzoli s’incazza.

Sull’Autore

Virginia, 21 anni, ironica, pungente, polemica. Bologna, Pesaro, Artù, la musica, il cinema, la cucina e tutto il buon cibo che vi si correla. Forse non riuscirò mai a fare questo lavoro seriamente, prendo le cose senza alcuna leggerezza (perlopiù).

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