La politica di Obama in Medio Oriente

Tra due mesi ci saranno le elezioni in America ed è giunto il momento di tirare le somme di questi otto anni di presidenza Obama, specie per quanto concerne la gestione della politica estera.
Considerando gli eventi più recenti, penso che la sue gestione delle varie crisi internazionali possa essere descritta solo con una parola: disastrosa.

Sono sicuro che, negli anni avvenire, la politica estera di Obama verrà considerata come la più ambigua e incoerente mai attuata da un Presidente degli Stati Uniti. Perché? Obama ha commesso tutta una serie di errori che hanno lasciato nel caos il Medio Oriente, ma ha anche fatto sì che venissero meno tutta una serie di strumenti nati per mantenere la pace e la sicurezza a livello mondiale; inoltre ha voluto fare il doppio gioco con diversi Paesi, ma non vi è riuscito, rimanendo scottato da tutti.

Il primo errore è stato quello in Libia. Obama è stato troppo zelante nel dar appoggio ai francesi ed eliminare Gheddafi. Questo, non solo ha creato un vuoto di potere non indifferente, ma gli ha inimicato Russia e Cina. La prima, in particolare, rende ora impossibile il ricorso allo strumento principale per la risoluzione di problematiche legate alla pace mondiale, ovvero il Consiglio di Sicurezza.

Il presidente uscente Barack Obama

Il presidente statunitense uscente Barack Obama

Il secondo errore è stato con la Siria. La sua posizione è stata sin troppo rigida nell’affermare che Assad se ne sarebbe dovuto andare. Questo, oltre che suscitare le ire russe e non attrarre di certo i complimenti dell’Iran, ha causato che la situazione siriana degenerasse, moltiplicando i gruppi avversi al regime e rendendo difficile la distinzione tra quelli moderati e quelli pericolosi. Oggi risulta impossibile sostenere i ribelli siriani, in quanto tra loro vi sono anche i terroristi dell’ISIS. Ironicamente parlando, oggi Assad rappresenta il male minore.

Il terzo errore è stato con l’Arabia Saudita. I rapporti fra i due Paesi sono fantastici, specie quando continui a ricoprire di soldi gli sceicchi, che sanno molto bene come spenderli. L’Arabia Saudita rimane il miglior alleato statunitense nell’area (secondo solo a Israele). Allora com’ è che l’ISIS non attacca il miglior amico degli americani (i demoni, gli infedeli da sgozzare)? Semplice. L’Arabia Saudita fa il doppio gioco e lo fa benissimo. Questo Paese (monarchia assoluta, violazioni dei diritti umani, nessun diritto per le donne) è il principale ispiratore della visione integralista seguita dai fanatici dello Stato Islamico. Di giorno fa finta di bombardare l’ISIS, di notte baratta la stabilità mondiale con quella interna. Questo Obama lo sa benissimo.

Il quarto errore è stato con la Turchia, e qui Obama è saltato dalla padella alla brace. Turchia, membro della NATO, con basi americane sul suo territorio e desiderosa (tono ironico) di entrare nell’Unione Europea. Un alleato, insomma. Peccato che la Turchia non sia davvero interessata a sconfiggere l’ISIS. Perché? Perché se l’ISIS sparisse, i curdi andrebbero senza dubbio a reclamare la nascita di un loro stato ai confini turchi; i rapporti tra turchi e curdi non sono esattamente il massimo (PKK docet). Anche la Turchia fa il doppio gioco, meno bene dei sauditi, ma comunque in modo efficace. Di giorno bombarda l’ISIS (no, in realtà bombarda i curdi), di sera chiude più che volentieri gli occhi al passaggio, dai propri confini, di foreign fighters che vanno a combattere per l’ISIS e alle cisterne piene di petrolio del Califatto. Obama fa finta di nulla e tenta di avvicinarsi alla Turchia di Erdogan che, di risposta, lo snobba e preferisce ricucire i rapporti con la Russia.

Risultato? Non solo Obama non ha ottenuto niente, ma ora la Turchia può contare anche sulla Russia per massacrare i curdi.

Il Medio Oriente rimane tutt’ora un grande gioco, peccato che Obama non si sia limitato a giocare male, ha giocato in modo da favorire quelli che domani saranno gli avversari degli stessi Stati Uniti.

Sull’Autore

Nato in uno sperduto comune della provincia pavese nel 1991, ho terminato gli studi magistrali in Economia, Politica ed Istituzioni Internazionali all'Università di Pavia. Da sempre interessato alle Relazioni Internazionali e ai meccanismi di gestione del potere, affronto temi anche molto caldi in modo diretto e senza ipocrisie.

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