#88mph: Un Tuffo Nella Storia – Il protocollo dei Boxer

7 settembre 1901 – Il Protocollo dei Boxer fu uno dei tanti trattati ineguali firmato il 7 settembre 1901 dall’impero Qing e dall’Alleanza delle otto nazioni – Francia, Germania, Giappone, Impero Austroungarico, Italia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti – più Belgio, Paesi Bassi e Spagna in seguito alla sconfitta cinese nella rivolta dei Boxer di fronte al corpo di spedizione delle otto potenze stesse.

Ma chi erano questi Boxer? Il nome dei Boxer è comparso in occidente alla fine del 1899 e veniva usato per designare i membri di una società segreta che reclutava milizie dalle campagne per creare un fronte unito contro l’influenza straniera colonialista. Riuniti sotto il nome di di Yihetuan, ovvero Gruppi di autodifesa dei villaggi della giustizia e della concordia, i boxer ebbero alla base delle loro azioni molte scuole di kung fu che erroneamente verranno tradotte nei racconti dei missionari come scuola di pugilato o boxe.

Alla base di queste rivolte ci sono molte cause, prima tra tutte la presenza straniera coloniale (straordinariamente invadente). La cosiddetta Guerra dell’oppio, scatenata dalla Gran Bretagna nel novembre del 1839, dopo che l’imperatore cinese Tau Juang aveva tentato di stroncare l’afflusso della droga in Cina promosso dagli Inglesi. Nell’agosto del 1842 i cinesi furono costretti ad arrendersi e a firmare il Trattato di Nanchino, che li obbligava, fra l’altro, a cedere all’Inghilterra il porto di Honh Kong e ad aprire cinque porti al commercio estero.

Come non bastasse, tra il 1894 e il 1895, la Cina fu sconfitta dal Giappone in una guerra scoppiata a proposito del dominio sulla Corea: nell’aprile del 1895 fu costretta a firmare la Pace di Shimonoseky che la obbligava a pagare un’ingente indennità di guerra e a cedere diversi territori al Giappone. A questo punto in Cina esplose il rancore accumulato nei decenni precedenti, a causa delle umiliazioni subite appunto dagli Occidentali e dai Nipponici.

Fu proprio la penultima (e oppiomane) imperatrice cinese Tzu-Hsi, insieme ai governanti di Pechino, a fomentare l’odio dei Boxers nei confronti degli Occidentali che reagirono mandando un corpo di spedizione di circa 20000 uomini inviati da Germania, Austria, Francia, Italia, Gran Bretagna, Russia, Stati Uniti e Giappone. I Boxers, dopo un anno di strenua resistenza e senza più alcun punto di riferimento furono costretti alla resa e alla firma del Protocollo.

Militari delle Potenze durante la Ribellione dei Boxer, con le proprie bandiere navali, da sinistra a destra: Italia, Stati Uniti, Francia, Impero Austro-ungarico, Impero Giapponese, Impero tedesco, Impero Britannico, Impero russo. Stampa giapponese, 1900.

Militari delle Potenze durante la Ribellione dei Boxer, con le proprie bandiere navali, da sinistra a destra: Italia, Stati Uniti, Francia, Impero Austro-ungarico, Impero Giapponese, Impero tedesco, Impero Britannico, Impero russo. Stampa giapponese, 1900.

Sull’Autore

Laureatasi nel 2007 in Lingue e Letterature straniere presso l’Università Cattolica di Brescia, ha deciso di complicarsi la vita iscrivendosi al corso magistrale in Diritti dell’Uomo ed Etica della Cooperazione Internazionale presso l’Università di Bergamo, cattedra UNESCO. Ex civilista presso il Movimento Nonviolento di Brescia e redattrice di numerose guide turistiche per turismo sostenibile nel territorio bresciano (se vi perdete sapete da chi andare a lamentarvi), nel 2014 ha svolto un tirocinio presso lo Stockholm International Peace Research Insitute (SIPRI) nel programma di Military Expenditure acquisendo competenze specifiche in materia di spesa militare, importo ed esporto d’armi, sicurezza e politiche di sviluppo. Le sue passioni, oltre alle più accademiche storia e geografia, sono la lettura e il buon cibo, insieme ad un lieve accenno di “nerdismo” diagnosticato da parenti e amici dopo la terza rilettura de “Il Signore degli Anelli”.

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