Lo Stato Sociale: perchè continui a non essere una cosa seria. Lodo on the sofa

Bologna: un pomeriggio come tanti altri a chiacchierare sul divano. Parlare di lui come artista, e non come persona, mi sarà impossibile; forse perché la persona ha molto del personaggio, e il personaggio è la parte più luminosa della persona. Ma la mia Bologna è anche lui che “Fattori, non è tutto bianco o tutto nero” , e comunque lotta ogni giorno per non averne di estremismi. Che mi dice di non avere paura, e ci troviamo ad avere paura insieme.

Se sapessi disegnare lo disegnerei sul divano, con una chitarra in mano, con gli occhi che si illuminano mentre parla dei “regaz” e della “grande famiglia”, che si sono scelti per realizzare i propri sogni – la Garrincha Dischi. Non servo io per dire quanto sia bravo in quello che fa – non solo nel mondo della musica, ma anche in quello del teatro, che ama tantissimo – quindi quello che vi consiglierò per conoscerlo meglio è questo: ascoltatelo.

Mentre lo fate ricordate quello che vi scriverò ora: Lodo è una di quelle persone che ti sveglia dal torpore di una vita un po’ noiosa, un po’ sempre uguale, scandita da orari, morale, pregiudizi e preconcetti, e fa luce. Una luce poco discreta, egocentrica, eccessiva, con le sfumature di una malinconia, nostalgia, malcontento che caratterizzano tutte quelle personalità, come lui, che hanno l’arte dentro. E riesce in questo, insieme agli amici di sempre, non solo con chi ha la fortuna di viverlo nel quotidiano, ma anche attraverso la sua musica.

E a lui, come ai “regaz”, dico “in bocca a lupo” per i lavori futuri – che posso garantire ai lettori, essere eccezionali.

"L'unico ad avermi fatto uscire senza tutte le ossa rotte"

Lodo Guenzi

Raccontami del nuovo disco a cui state lavorando.
È un disco ancora più collettivo di prima, vuole tenerci attaccati alla parte più luminosa e viva di noi, nonostante le nostre vite stiano cambiando e nonostante la “cosa” del gruppo sia cresciuta. Scriviamo in tre e componiamo in cinque. E non c’è un fondo ai nostri brani: sono ciò che sentiamo. Poi, è bello quando queste nostre cose nascono da scontri, questi scontri che rendono tutto molto vitale.

Quale evoluzione musicale e testuale credi ci sia stata?
Abbiamo un po’ imparato a suonare, il che avrebbe potuto minare le canzoni: però abbiamo imparato a suonare “non troppo”, per non rendere noiose le canzoni. Sembriamo una band ora, anche se fondamentalmente siamo cinque persone che lavorano insieme. Ora lavoriamo con più accordi, semitoni e settine.

Perchè la scelta di fermarvi per un po’?
Perchè ti cambia la vita questa “cosa”, e volevamo capirci di più. Volevamo non avere date da rispettare per il nuovo disco. Ma, sopratutto, eravamo diventati “tanto”: questo comporta che alcuni locali siano ormai troppo piccoli e altri ancora troppo grandi. Allora devi far salire l’attesa per capire dove poter “cadere”. E sai che è faticoso, mi manca tantissimo, ma è faticoso. Ne risulta un’identificazione con “quella cosa lì”. Ed è malsana.

Cosa intendi per identificazione malsana?
Nei mestieri espressivi c’è un alto livello di impegno. In questi mestieri qui, se sbagli ti senti una merda. Quello che produci ha ripercussioni numeriche, il valore che hai si basa sul numero dei paganti, e quando è così, la cosa diventa malsana.

Invece il libro che avete scritto?
Ventimila copie vendute. Con quello, se lo avessero comprato cinquanta persone, sarebbe andato bene uguale, non essendo noi scrittori. Ma con la musica è diverso.

Sull’Autore

Virginia, 21 anni, ironica, pungente, polemica. Bologna, Pesaro, Artù, la musica, il cinema, la cucina e tutto il buon cibo che vi si correla. Forse non riuscirò mai a fare questo lavoro seriamente, prendo le cose senza alcuna leggerezza (perlopiù).

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