Informazione e arte. Che bello mangiare lo sterco!

Prima di parlare di arte e informazione, vorrei fare una premessa. Alcuni giorni fa mi sono imbattuto in questa immagine presa dal profilo Facebook di Giuseppe Povia.

11830150_911885725559123_1033224782_nSul suo profilo ho letto le discussioni tra persone che “leccavano il culo” al proprio idolo (abbandonando ogni critica possibile) e chi, di fatto, non riusciva ad argomentare in maniera fondata, oppure tra chi, alla minima critica al pensiero economico del cantante (????), veniva deriso dallo stesso Povia.

Questa citazione, che anticipa un video, recita:

“Questa spiegazione dell’euro è solo per i bambini e per tutte quelle persone, ragazzi, ragazze che lavorano sempre (e pure giustamente) non hanno né tempo né voglia di informarsi sul danno che ci crea l’eurozona e come uscirne. Diffondi che è elementare :D”

Né voglia. Queste due parole sono una pietra tombale su ciò che dovrebbe essere arte, intesa come messaggio sociale: un modo per veicolare un’idea di base su cui le persone potranno giudicare. Ma qual è il limite oltre cui l’artista non fa più arte, ma si intromette in faccende che non dovrebbero riguardarlo? Come dovrebbe comportarsi un artista rispetto alla massa?

A mio parere dovrebbe limitarsi all’arte e alla costruzione di un messaggio di fondo, rispetto cui l’ascoltatore potrà essere d’accordo o meno e, se giovane, lo potrà usare come metro del proprio giudizio. Io stesso mi sono interessato alla politica ascoltando CapaRezza e Dario Fo. Tuttavia, quando CapaRezza e Fo hanno asserito pensieri con cui ero in disaccordo, mi sono detto “rispetto la loro arte, anche se non concordo con certe loro idee”. Punto.

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Mi sto rendendo conto di come anche la satira (in Italia) stia abbandonando il ruolo dato da Daniele Luttazzi, cioè un “punto di vista e un po’ di memoria”. Oggi, invece, satira è questo: il qualunquismo sulla classe politica alla Brignano. Persino un aborto comico come Dado (Gabriele Pellegrini) viene definito “uomo di satira” dai suoi sostenitori. Dio mio.

Ma non solo sul lato euroscettico. Qualche tempo fa, Erri de Luca è stato ripreso da Brancaccio circa le sue posizioni sull’euro. Ovviamente un artista deve avere la libertà di espressione. Esempio: la diatriba tra Celestini e Bagnaila critica di Waltz a Farageil sostegno di Eastwood a Trump. Le scelte personali non sempre debbono essere sindacate. Come dire “Ok, la pensa così…”

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Sono artisti, non politologi, biologi, economisti o altro.

Bisognerebbe anche evitare di demonizzare gli artisti per le proprie idee politiche. Come successo, alcuni mesi, fa con la shitstorm del Fatto Quotidiano circa il cambiamento di idee di Benigni sul referendum costituzionale. Ma chi se ne frega! Non smetterà di piacermi La vita è bella solo perché la pensa diversamente da me sul referendum e, allo stesso modo, non smetterò di criticare Fo sulle sue posizioni nonostante adori il suo teatro. Come diceva lo youtuber Vklabe:

Se uno te sta a fa ridere non significa che abbia ragione. te sta solo a fa ridere, so due cose diverse

Qualche tempo fa mi sono imbattuto in un video di Boban Pesov (un vignettista di Youtube), il quale nel suo “Matt e BiseVS Gue Pequeno”, critica i due comici:

Non potete permettervi, a quei livelli di popolarità, di frignare come delle femminucce isteriche.(…) Dovete essere assolutamente consapevoli che siete seguiti da ragazzini e gli basta veramente poco per essere manipolati da un semplice post

Ha ragione. Peccato che alcuni artisti (o presunti tali) non abbiano interesse a far ragionare i propri followers.

Recentemente, sempre Pesov e Vklabe, hanno parlato di quegli influencer populisti dalle cui labbra penzola la massa di utonti (nella fattispecie Er Faina e Fede Rossi), ma questo discorso può essere applicato anche agli artisti.

Ma nel momento in cui si segue il pensiero di uno che influencer lo fa di lavoro in maniera acritica senza mettere in dubbio nulla di ciò che dice, allora sì, li diventate delle capre pericolose. Ed in questo momento (…) formate il vostro pensiero ascoltando persone che qualche anno fa non sarebbero state da nessuna altra parte se non a “Uomini e donne” esprimendo il loro parere su una tipa, non certo sulla strage di Nizza. Ma chi, anche solo 10 anni fa, avrebbe mai dato credito al pensiero di Gabriel Garko sulla fecondazione assistita? Ora no, ora dobbiamo assorbire il pensiero di due bigotti ignoranti che stanno facendo la lotta per vincere il premio Sciacallo dell’anno 2016.

Agli artisti poco importa della “merda” che noi mangiamo e, che dire, ai followers piace tanto mangiare lo sterco. E allora…

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Sull’Autore

Classe 1993, vengo da Finale Ligure (SV) e sono caporedattore della sezione "Economia politica e attualità". Mi sono laureato in Scienze internazionali e diplomatiche a Genova con una tesi in economia internazionale sulla Single Euro Payments Area (SEPA). Il mio interesse per l'economia nasce dal corso di Economia politica del primo anno (odiato dal 90% degli studenti, compreso chi lo ha già passato). I miei principali interessi riguardano la diffusione della teoria economica (in particolare dell'economia monetaria e dei modelli di crescita) e lo studio di modelli macroeconomici (che, a volte, traduco e/o riassumo su questa piattaforma). Collaboro con MdC per la rubrica "Europa for dummies" e sulle questioni relative a "democrazia-populismo-popolo del web".

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