Friedman isn’t dead, is a Keynesian now!

Il titolo è una provocazione e anticipa le considerazioni finali. Alcuni giorni fa, Il Post ha pubblicato un articolo: C’è un problema con un’importante teoria di Milton Friedman, a cura di Noah Smith. L’articolo esordisce con una notizia bomba:

Uno dei concetti fondamentali della teoria macroeconomica moderna –  sviluppata dal grande Milton Friedman (…) – probabilmente è sbagliato, e potrebbe essere accantonato. Sarebbe un cambiamento con grandi implicazioni per il modo in cui pensiamo alle politiche economiche e alla finanza.

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Il concetto economico a cui l’autore fa riferimento è un punto chiave della teoria monetarista, cioè la Teoria del reddito permanente (o Permanent income hypothesis). Questa teoria fu elaborata da Friedman nel 1957 ed è contenuta in  A Theory of the Consumption Function (il capitolo è consultabile qui). Secondo Friedman, la ricchezza dell’individuo è data dalla somma del reddito percepito in un periodo di tempo fisso e del reddito permanente. La definizione di Friedman è:

La componente permanente deve essere interpretata come derivata da quei fattori che l’unità considera determinante per il valore del capitale o della ricchezza: il capitale non umano (la somma degli aggregati finanziari e reali posseduti, NdA); le caratteristiche personali come, ad esempio, la  formazione, la capacità, la personalità (capitale umano, NdA), (…) come l’occupazione svolta, l’ubicazione dell’attività economica, e così via. (Traduzione a cura mia)

Continua l’articolo:

Secondo Friedman, se entriamo in possesso di una grande quantità di denaro in modo inaspettato e isolato, non correremo a spenderlo tutto, ma lo depositeremo in banca, perché sappiamo che l’episodio non si ripeterà. Se invece otteniamo un aumento di stipendio, potremmo iniziare a spendere di più ogni mese, in quanto l’aumento è un segnale che la nostra capacità di produrre reddito è cresciuta nel lungo periodo.

Il primo caso descrive la provocazione di Friedman dell’Helicopter money (qui trattato da Keynesblog). Vi sono certamente dei limiti in questa teoria. Nell’accezione de Il Post,  essa descrive l’aumento di reddito derivato solo da una “maggiore capacità produttiva” dell’individuo quindi solo dal capitale umano (altamente illiquido).

Vorrei soffermarmi su una citazione:

(La teoria) è quasi certamente sbagliata. Non del tutto (…)  È probabile che esistano molti consumatori che si comportano esattamente come immaginato da Friedman. Ma il problema è che ce ne sono molti altri che agiscono in modo decisamente diverso. 

Citano qui alcuni articoli i quali hanno mostrato la falsità (almeno parziale) della teoria. Infatti, solo una parte dei consumatori seguirebbe la teoria di Friedman. Il resto avrebbe  un consumo più “alla giornata”.

E…dov’è la novità?

Non è certo il “fallimento” di questa teoria ad aver colpito il pensiero di Friedman, quanto la crisi del 2007-2009. Nonostante l’articolo sia ben argomentato, a mio parere, pecca in una cosa:  i modelli economici sono semplificazioni della realtà ed è ovvio che non tutti i consumatori rispondano in quel modo. È l limite umano della matematica.

Non significa che i consumatori di Friedman siano diventati keynesiani, quanto che i momenti di crisi (come le oscillazioni cicliche) producano un effetto sui consumi e sugli attori (privati, governi, ecc.) diversi e che il consumatore, quindi, cambi il suo stile di consumo. Vi saranno degli effetti sulle scelte di policy, sia chiaro. Le teorie cambiano e anche i tempi, come qui scritto:

Non dovremmo considerare le scelte fatte 25-40 anni fa, che al tempo erano state fatte per diverse ragioni validissime, come scritte nella pietra e nemmeno a penna.

Questo è ovvio. Inoltre:

“i macro-economisti dovrebbero mettere da parte i loro grandi e complessi modelli formali dell’economia, (…) questi elaborati schemi sono costruiti su delle basi che probabilmente non descrivono poi tanto bene la realtà”.

Forse non descrivono più tanto bene la realtà. Per questo esistono le correnti “neo-“, per adattare le teorie ai tempi. Non mi sembra di vedere persone rinnegare le idee Keynes per il periodo in cui vennero scritte.

Dare per spacciata una teoria in questo modo e definire “esagerata” l’influenza di Friedman sull’economia sono punti negativi di un articolo il quale avrebbe potuto dare tanto, ma che ha preferito urlare alla morte di Friedman più che al superamento di un modello di 59 anni fa.

Insomma, prima di trasformare Friedman in un keynesiano, starei attento a non considerare il modello come la realtà assoluta quanto come la Teoria classica in Keynes, ovvero un “caso particolare” della Teoria generale.

KeynesTriumphant

Sull’Autore

Classe 1993, vengo da Finale Ligure (SV) e sono caporedattore della sezione "Economia politica e attualità". Mi sono laureato in Scienze internazionali e diplomatiche a Genova con una tesi in economia internazionale sulla Single Euro Payments Area (SEPA). Il mio interesse per l'economia nasce dal corso di Economia politica del primo anno (odiato dal 90% degli studenti, compreso chi lo ha già passato). I miei principali interessi riguardano la diffusione della teoria economica (in particolare dell'economia monetaria e dei modelli di crescita) e lo studio di modelli macroeconomici (che, a volte, traduco e/o riassumo su questa piattaforma). Collaboro con MdC per la rubrica "Europa for dummies" e sulle questioni relative a "democrazia-populismo-popolo del web".

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