La R2P in Libia

Con questo articolo voglio spiegarvi le deleterie conseguenze che l’applicazione errata del principio della Responsability to Protect (R2P) ha avuto in Libia.

La situazione libica attuale non è altro che il frutto di una pessima gestione della guerra libica del 2011, del poco acume delle Nazioni Unite e di una disastrosa operazione militare da parte della NATO. Questi elementi, tutti  incentrati alla realizzazione di una R2P di cui parleremo a breve, si sono combinati in malo modo e hanno generato un pericoloso vuoto di potere di cui l’ISIS ha approfittato. Il fallimento libico tuttavia ha portato a ulteriori tracolli in Paesi poco distanti e con effetti ancora più nefasti. Il vuoto di potere generatosi, ad esempio in Siria, ha visto proprio la nascita di quell’ISIS che oggi si estende verso Sirte.

Andiamo con ordine.
La cacciata di Gheddafi è avvenuta come conseguenza della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (17 marzo 2011) che permise una missione NATO a guida franco-americana.

Il dittatore Mu'ammar Gheddafi

Il dittatore Mu’ammar Gheddafi

Dobbiamo in primis dire che la Carta ONU proibisce, stando all’articolo 2, l’utilizzo della forza nella conduzione delle relazioni internazionali; come sempre però accade, ogni regola ha la sua eccezione e l’articolo 2 non è da meno. Il Capitolo VII della Carta chiarisce la possibilità di utilizzare la forza (sempre come ultima risorsa), contro quei Paesi che minacciassero la pace e la sicurezza interazionali. Risulta però evidente ai più che la ratio dietro l’attacco contro Gheddafi non è da giustificarsi in base all’applicazione del Capitolo VII, ma piuttosto sulle basi di un’idea sviluppata sin dal 2005 al World Summit: la Responsability to Protect (R2P): tale dottrina stabilisce che sia lecito intervenire in faccende private di uno Stato qualora questo commetta gravi violazioni dei diritti umani.

Ma cosa è esattamente la R2P dal punto di vista giuridico? Bella domanda. Attualmente la sua definizione giuridica è ambigua e molti si trovano in disaccordo. È ormai una consuetudine, e in quanto tale obbligatoria per tutti gli Stati? È una responsabilità o una semplice facoltà? Se è una responsabilità, ergo un dovere, cosa viene previsto per quegli stati che si rifiutano di intervenire?

Non entriamo più nel dettaglio; anzi, supponiamo che il problema giuridico nemmeno si ponga. Quello che interessa a noi è questo: il compito della R2P è quello di proteggere i cittadini da gravi violazioni dei diritti umani e la risoluzione 1973 delle Nazioni Unite sottolinea proprio questo.

Peccato che le cose siano andate diversamente. Le forze americane e francesi sembravano più che altro interessate a dar man forte ai ribelli piuttosto che fermare i massacri. Più che una “guerra umanitaria”, sembrava di trovarsi di fronte ad un “regime-change”(un cambio di regime). Ebbene, quest’ultimo costituisce un’evidente violazione della Carta. Già la R2P attacca il concetto di sovranità statale, l’eventuale regime-change si fa beffa di quasi 400 anni di storia in tema di “Sovranità”.

Ma le conseguenze del regime-change sono state ancor più deleterie. Se per la risoluzione 1973 Cina e Russia si astennero (rinunciando quindi al diritto di veto), la reazione di questi due Paesi furono nette e chiare al verificarsi di un altro conflitto molto simile: quello siriano. Il mancato intervento in Siria è dovuto al veto di Cina e Russia, spaventate da un eventuale e nuovo regime-change (specie da parte russa, alleata di Assad). Questo rifiuto ad intervenire ha fatto degenerare il conflitto civile e ha dato ossigeno all’ISIS che proprio in quei territori è nato.

World Summit 2005

World Summit 2005

Il presidente Obama ha già riferito che sono due i suoi più grandi crucci: il non esser riuscito a regolamentare il mercato delle armi e il non esser riuscito a gestire la fase post-conflitto in Libia. Ebbene, caro signor Obama, si rallegri nel sapere che il problema non è stata la fase post-conflitto; il reale problema è stato la percezione dell’intera missione NATO.

Nelle Relazioni Internazionali, purtroppo, molto spesso il come viene percepita un’azione conta più del suo valore e intento originale. Forse, in un eccessivo ottimismo idealista, la NATO ha dato a Russi e Cinesi tutti gli elementi necessari per farsi fraintendere. Il risultato? Una Libia nel caos e l’impossibilità di intervenire altrove.

Fonti:
2005 World Summit Outcome
Resolution 1973 (2011)
UN Charter

Sull’Autore

Nato in uno sperduto comune della provincia pavese nel 1991, ho terminato gli studi magistrali in Economia, Politica ed Istituzioni Internazionali all'Università di Pavia. Da sempre interessato alle Relazioni Internazionali e ai meccanismi di gestione del potere, affronto temi anche molto caldi in modo diretto e senza ipocrisie.

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