#88mph: Un Tuffo Nella Storia – La fine del matrimonio riparatore

5 Agosto 1981 – In Italia viene abolito il matrimonio riparatore, che annullava gli effetti penali di uno stupro qualora la vittima avesse acconsentito a sposare il suo assalitore. Le date parlano chiarissimo: questo barbaro costume, che tanti di noi additano ai paesi musulmani, sopravvisse nella tanto acculturato occidente fino al 5 agosto 1981, quando con la legge n. 442 si abrogarono gli articoli 544, 587 e 592 del codice penale.

Il testo del codice penale, articolo 544, recitava in questo modo:

Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”.

Insomma, a tutti gli effetti un vero e proprio matrimonio riparatore in grado di salvaguardare l’onore della famiglia poiché, ancora, la violenza carnale era considerata un reato non contro la persona (abusata) ma contro la morale.

Se i movimenti delle donne (non solo quelli femministi) avevano da tempo lottato perché le norme fossero abolite, rivedendo tutto l’impianto giuridico italiano relativo al matrimonio, allo stupro, alla separazione, ai figli, si deve a una giovanissima ragazza siciliana un grande atto che cambiò fortemente le cose: Franca Viola fu la prima donna italiana a rifiutare la legge del matrimonio riparatore.

Nel 1965 Franca fu violentata ad Alcamo da un mafioso della zona e per evitargli la condanna avrebbe dovuto sposare il suo aguzzino ma la ragazza si ribellò. Strenuamente difesa e aiutata da Ludovico Corrao, sindaco di Gibellina, intellettuale e mecenate, oltre che abile avvocato – divenne, per questo suo gesto di grande coraggio e dignità, un simbolo della crescita civile dell’Italia nel secondo dopoguerra e dell’emancipazione delle donne italiane. In molte imitarono la sua scelta, fino a quando, nel 1981, l’articolo del Codice penale fu abolito.

Franca, tempo dopo, dichiarò: “Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori”.

Franca Viola

Fonti per questo articolo:
www.artapartofculture.net
www.brocardi.it

Sull’Autore

Laureatasi nel 2007 in Lingue e Letterature straniere presso l’Università Cattolica di Brescia, ha deciso di complicarsi la vita iscrivendosi al corso magistrale in Diritti dell’Uomo ed Etica della Cooperazione Internazionale presso l’Università di Bergamo, cattedra UNESCO. Ex civilista presso il Movimento Nonviolento di Brescia e redattrice di numerose guide turistiche per turismo sostenibile nel territorio bresciano (se vi perdete sapete da chi andare a lamentarvi), nel 2014 ha svolto un tirocinio presso lo Stockholm International Peace Research Insitute (SIPRI) nel programma di Military Expenditure acquisendo competenze specifiche in materia di spesa militare, importo ed esporto d’armi, sicurezza e politiche di sviluppo. Le sue passioni, oltre alle più accademiche storia e geografia, sono la lettura e il buon cibo, insieme ad un lieve accenno di “nerdismo” diagnosticato da parenti e amici dopo la terza rilettura de “Il Signore degli Anelli”.

Articoli Collegati

Partecipa alla discussione

Partecipa alla discussione