#IlGiroDelMondo: Quartiere Coppedè, Roma

La prima volta a Roma è facile, quasi obbligatorio, cedere alla propria anima da turista e visitare i monumenti più noti, dal Colosseo a Villa Borghese. Chi si trovasse nella Città Eterna con del tempo tra le mani – o la voglia di scoprire un angolo altrettanto affascinante, ma spesso ignorato da tanti visitatori – dovrebbe però prestare attenzione a un quartiere in particolare: il Coppedè.

53698_roma_quartiere_coppede

Straordinariamente distinto da ogni altro quartiere della città, il Coppedè, inserito nel più ampio Quartiere Trieste, tra Piazza Buenos Aires e Via Tagliamento, prende il nome dall’architetto che ha progettato gli edifici che compongono questo grazioso complesso abitativo, Gino Coppedè. Costruito tra il 1915 e il 1926 in un delizioso stile che le guide definiscono “liberty”, questo piccolo angolo di Roma sorge attorno una piazzetta, piazza Mincio: al centro sta la Fontana delle Rane, soltanto la prima delle tante amabili stranezze che fanno di Coppedè un paradiso per gli amanti di piccoli dettagli romantici.

L’entrata stessa è fuori dal comune: un grande arco sotto al quale pende un complicato lampadario in ferro battuto. L’arco è fortemente asimmetrico, volutamente confusionario, come tanti dei pur bellissimi edifici che affollano il quartiere. Basti pensare che, per la sua straordinaria e talvolta sinistra architettura, Dario Argento ha scelto proprio questo luogo per girare delle scene dei suoi Inferno e L’uccello dalle piume di Cristallo.

I nomi stessi delle ville – alcune delle quali ospitano ambasciate di vari Paesi del mondo – sono fortemente evocativi: c’è il Villino delle Fate, dipinto d’oro, sui cui muri sono dipinte delle fanciulle, ma anche Palazzo del Ragno, con appunto un’aracnide sopra all’entrata. Il visitatore si trova così catapultato in un’atmosfera distinta da quella del resto della città, trasportato da un’aria che ricorda l’inizio del secolo scorso, tra neogotico, elementi fortemente kitsch, barocco e neo-modernismo. Questo inusuale sovrapporsi di stili si nota dai materiali diversi con cui sono costruite le case – terracotta, vetro, ferro battuto e legno -, da balconcini nei luoghi più disparati, da mosaici sulle pareti e sculture che affollano i giardini delle ville così come i loro cancelli.

Torri, mostri dipinti o scolpiti, pilastri scenografici, Dante e Petrarca, leoni alati di San Marco ma anche lupe capitoline. Chi si addentra – rigorosamente lentamente e a piedi, per non perdersi alcun dettaglio – in questo semplice dedalo di decorazioni non può che uscirne piacevolmente sconvolto. Bastano pochi passi, però, per tornare nell’abituale caos della città, come se la visita fosse stata, in fondo, soltanto frutto di una distorta fantasia.

Sull’Autore

Studentessa di Giornalismo e Diritti Umani a Parigi. Appassionata di troppe cose per elencarle tutte. Per MDC mi occupo di viaggi e polemiche.

Articoli Collegati

Partecipa alla discussione

Partecipa alla discussione