#AgendaSetting: geolocalizzati come in Pokémon Go

Cominciamo dalle premesse: se non avete idea di cosa sia e come funzioni Pokémon Go, abbiamo pubblicato un articolo qualche tempo fa per i più inesperti. Poi magari ci spiegherete che tipo di tattiche di alienazione state sperimentando.
Ulteriore premessa: è giusto giocare a Pokémon Go? Di sicuro non è sbagliato, e di sicuro quest’articolo non fornirà risposta a questa domanda.

Sin dal principio questa nuova tipologia di gioco, che si avvale di realtà aumentata, ha recato con sé una serie di criticità, eppure nessuna di queste ha intaccato il successo di questo fenomeno mondiale.

Tempo di utilizzo medio delle applicazioni più quotate negli States

Tempo di utilizzo medio delle applicazioni più quotate negli States

App più scaricata di sempre durante la prima settimana di uscita, divenuta rapidamente un trend superando addirittura YouPorn, i numeri di Pokémon Go sono impressionanti e l’affezione/dipendenza degli utenti non sembra avere freni.

L’affezione verso il cartone animato degli anni ’90 è tra i motivi fondanti di questa passione sfrenata, eppure anche i dati hanno la loro parte. Ciò che la maggior parte dei giocatori cerca di comprendere è quale logica segua il posizionamento dei pokémon (ovviamente per riuscire ad acchiapparli tutti). Ebbene, la Niantic (casa produttrice della app) nel 2013 lanciò il primo esperimento di realtà aumentata per il gioco: Ingress. Non fu un successo, anzi, fu giocato soprattutto da esperti e appassionati che però fornirono una serie di dati georeferenziati, una fitta rete di punti d’interesse che unita a Google Maps e StreetView ha creato la mappa dei pokemon attuale.

Ovviamente si tratta di un posizionamento che tiene in conto diversi fattori, e che probabilmente correggerà il tiro in alcuni casi: l’emblema della polemica sorta sul “dove è giusto giocare a Pokémon Go?” sono i Pikachu comparsi tra le lapidi del memoriale dell’Olocausto di Berlino o nell’Holocaust Museum di Washington.

Il proprietario di questo cartello ha dei pokemon in giardino, e continue visite di chi cerca di catturarli

Il proprietario di questo cartello ha dei pokémon in giardino, e continue visite da parte di chi cerca di catturarli

I programmatori terranno conto di questi disagi e daranno ancora più attenzione a tutti quei dati georeferenziati che stanno fornendo milioni di giocatori in tutto il mondo. Questa enorme mole di bigdata ha alimentato il sospetto che l’applicazione sia uno strumento di Google per dare battaglia al rivale Facebook.

Lo spiega bene Alberto Puliafito in un suo articolo: Pokémon Go utilizza un’interfaccia modificata di Google, non consente alcun login tramite Facebook, e la Niantic Inc. non solo è nata all’interno di Google ma continua a riceverne gli investimenti. Tre indizi fanno una prova, è evidente che la battaglia per il possesso dei dati personali degli utenti si è spostata anche sul fronte della realtà virtuale. La frenesia con la quale gli amanti del gioco seguono le apparizioni dei vari pokémon potrebbe portare a futuri posizionamenti basati su scelte commerciali: far apparire un pokemon in un locale dove l’ingresso è a pagamento, previo accordo tra gestori del posto e produttori dell’applicazione. Usare i pokemon come inserzioni pubblicitarie, per esser chiari. Si tratta dei possibili scenari futuri di un fenomeno ancora in piena esplosione e di cui, nonostante lo scetticismo di sorta,  sarà interessante osservarne gli sviluppi.

Sull’Autore

Napoletano, emigrato a Roma. Scrittore per passione, giornalista per devozione. Nella valigia di cartone gli opendata, i tweet di Gasparri e altre cose più o meno serie. Articolista per Mangiatori di Cervello, vincitore dell'Amazon Scholarship 2016, autore del blog CrocifissoInvano.

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