House of Cards: il viscido politico che diventa idolo delle folle (dal vicino di casa a Barack Obama)

ATTENZIONE: QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER

Francis “Frank” J. Underwood (Kevin Spacey) è egoista, cinico, arrivista, accecato dal potere e bramoso di averne sempre più, costi quel che costi; attualmente è il 46esimo Presidente uscente degli Stati Uniti d’America. Frank Underwood è il politico della peggior specie, bastardo e viscido fino al midollo, ma milioni di spettatori esultano con lui ad ogni suo successo, rendendolo un vero e proprio cult le cui spietate frasi sono vere e proprie perle da custodire.

La locandina della serie TV targata Netflix

La locandina della serie TV targata Netflix

Conclusasi da qualche mese dopo una lenta e fiacca season 03, la quarta stagione di House of Cards ha visto Frank e la moglie Claire (Robin Wright) ritornare alla ribalta per riappropriarsi del potere di cui fisiologicamente hanno bisogno: il primo la presidenza, la vice-presidenza la seconda. Un climax di tensioni politiche del genere, con le primarie di fuoco, il problema terrorismo islamico e i deteriorati rapporti con la Russia (giusto qualche somiglianza con l’America di Obama, Clinton e Trump), costituisce il trampolino di lancio perfetto per la quinta stagione del 2017 – e un altrettanto perfetto territorio di caccia in cui Frank Undewood è famelicamente pronto a lanciarsi.

Se c’è un appellativo che, infatti, calza a pennello a tale personaggio, questo può essere “spietato predatore”, ma un predatore particolare, a volte strisciante come una biscia velenosa, a volte aggressivo come una iena. Se fosse l’antagonista in questa serie, probabilmente Frank Underwood sarebbe uno dei cattivi più odiati di tutti i tempi; ma House of Cards è il regno in cui lui riveste la parte del protagonista e, per simmetria, è il personaggio più amato, nonostante la sua etica basata su valori morali rovesciati. Underwood, infatti, incarna quell’immagine della politica che, al di là del fare populismo, dagli anni ’80 fino a oggi ha contaminato sempre più la percezione del cittadino: una casta di personaggi oscuri, corrotti e incollati a vita alla loro poltrona che ragionano secondo una gerarchia di priorità in cui solo dopo parecchie posizioni figura il concetto “bene del popolo”; dalla personalità ingombrante, amplificata all’ennesima potenza da uno sbalorditivo Kevin Spacey, Frank semina panico e soggezione tra i corridoi del Campidoglio, più ferreo di Margaret Thatcher, più ambizioso di Giulio Cesare.

"Noi non subiamo il terrore, noi creiamo il terrore".

“Noi non subiamo il terrore, noi creiamo il terrore”

Nonostante il terrore che è in grado di instillare in ogni individuo con cui entra in contatto, più Francis Underwood si rende deplorevole agli occhi dei fan della serie, più questi lo idolatrano, conquistati forse dal suo incontenibile ego, forse dalle frasi rivolte direttamente a loro durante la rottura della quarta parete, forse perché, nel subconscio di ognuno, Underwood corrisponde a quell’idea di uomo potente e incontrastabile che tutti vorrebbero essere ed ogni suo gesto, ogni sua dimostrazione di forza, sembrano appagare per un momento quell’inconscia sete di trionfo che giace nel profondo della psiche e quindi tutto gli viene perdonato.

Qualunque sia il motivo per il quale la sua personalità in sé prevalga sulla discutibile natura delle proprie azioni, sta di fatto che, poco dopo l’avvio della serie, inizia a non bastare più che il personaggio di Kevin Spacey prenda vita un’ora la settimana: viene creato su Twitter l’account @Frank_Underwood (e degli altri personaggi che lo circondano) e fatto genialmente interagire con gli altri potenti del Mondo (Ted Cruz, Marco Rubio e anche Putin sono solo alcuni dei politici che hanno ricevuto suoi consigli o commenti), mentre lo stesso Underwood diventa soggetto di un ritratto esposto alla Smithsonian National Portrait Gallery di Washinghton D.C, i vari giochini che spaziano sullo smartphone del politico in alcune scene registrano il record di download e il nostro premier Matteo Renzi trae idee dai libri che hanno ispirato la serie: un impatto devastante nel mondo al di fuori del televisore mentre le realtà della fiction e della vita reale si sovrappongono e si ammiccano sempre di più.

Nasce così un dualismo, un chiaroscuro di cui House of Cards è lo spigolo separatorio: se da un lato ognuno di noi sembra desiderare ardentemente che Frank Underwood sia reale, conquistati dal furore di quei motti che sembrano fatti apposta per essere tatuati sull’avambraccio e inebriati dall’invincibilità del loro favellatore, dall’altro sappiamo dentro di noi che probabilmente c’è un qualcosa di Francis diluito nel sangue di quei politici che votiamo e che vediamo ogni giorno ai notiziari e, questa cosa, una volta presa al di fuori del personaggio della fiction, ci disgusta e ci indigna altamente, facendoci ringraziare il cielo che, in realtà, si tratti solo di un personaggio inventato.

Immerso nel contesto in cui e di cui vive, il Presidente Underwood è il punto d’incontro di più forze diverse, convergenti ma provenienti da sfere dell’esistenza diverse: l’accordo del clientelismo tra gli esponenti di partito, il denaro riciclato delle lobby petrolifere, la spietatezza del giornalismo d’assalto, la tirannia della leadership, il mezzo illecito per racimolare qualche voto in più. Sotto ai litri di salsa fiction riaffiora una realtà deprecabile e scomoda come il protagonista della serie TV che vi punta addosso i riflettori. Ma bastano una sentenza e uno sguardo complice dritti in camera e boom, milioni di persone ritornano a pendere dalle labbra di Frank Underwood, e le seghe mentali rimandiamole a dopo i titoli di coda.

“Quelli che sono al vertice della catena alimentare non possono avere alcuna pietà. Esiste una regola sola: o cacci, oppure vieni cacciato”.

“Quelli che sono al vertice della catena alimentare non possono avere alcuna pietà. Esiste una regola sola: o cacci, oppure vieni cacciato”

Bramosia, crudeltà, subdola violenza: il vero mondo di House of Cards si cela al di là del luccichio dorato dei suoi 6 Emmy vinti e delle 33 nomination totali; il vero mondo di House of Cards, che è anche un po’ il nostro, è marcio e fantasticamente, trionfalmente, viscido. *Due colpi di nocca sul tavolo*

Sull’Autore

Classe '96, nato bresciano, studente di Lettere Moderne presso l'Alma Mater di Bologna. Oltre al mio blog "Parole alla Tempesta", scrivo per "Mangiatori di Cervello" e altri progetti.

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