L’antimafia sotto processo: il caso Maniaci e le torce già accese

Alla notizia delle indagini per il reato di estorsione di Pino Maniaci, direttore dell’emittente locale siciliana Telejato, la mente di molti (il sottoscritto compreso) è corsa alla citazione “o muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo” proferita dal personaggio di Harvey Dent ne “Il Cavaliere Oscuro” di Christopher Nolan. Ripensandoci, tuttavia, questo non sembra essere il caso adatto: nelle azioni di Maniaci non sembrerebbe evidente la volontà di combattere un fenomeno che attanaglia la sua isola natale da oltre un secolo, quanto piuttosto la volontà di sfruttare il potere acquisito in anni di servizi televisivi per ottenerne altro.

Il direttore di Telejato Pino Maniaci

Il direttore di Telejato Pino Maniaci

Facciamo tuttavia un passo indietro: nel 1999 l’imprenditore edile Pino Maniaci rileva Telejato, una piccola emittente fondata da Alberto Lo Iacono e posseduta da Rifondazione Comunista, e comincia a caratterizzarsi per i temi trattati. I servizi vertono in buona parte sulle conseguenze della presenza mafiosa sul territorio della provincia di Palermo, ma si occupano anche del degrado del clima politico e della speculazione edilizia. La figlia di Maniaci, Letizia, viene insignita del premio Cutuli nel 2005 quale giovane giornalista emergente e nel 2012 del premio Caponnetto. Diventa conosciuto a livello nazionale anche grazie al documentario (lo Scassaminchia) girato su di lui dalla ex iena Pif nel 2013 e trasmesso da Mtv all’interno della terza stagione de “il Testimone”. Nel corso degli anni ha subito intimidazioni, minacce e i beni di sua proprietà e dell’emittente hanno subito danneggiamenti.

Le prime ombre sul comportamento del giornalista cominciano ad apparire già nel 2009, con il rinvio a giudizio per abuso della professione giornalistica presso il tribunale di Partinico. Viene assolto con formula piena. Infine, le accuse più gravi sorgono nel contesto della c.d. “Operazione Kelevra (Cane rabbioso in lingua ebraica)” intrapresa dai Carabinieri di Palermo che il mese scorso ha svelato alcune intercettazioni nelle quali Maniaci si rivolgeva in tono intimidatorio ai sindaci di Borgetto e di Partinico e li minacciava di svelare degli scoop che li avrebbero danneggiati se non avessero versato dei soldi o assunto persone indicate dallo stesso Maniaci. Quest’ultimo ha assunto come avvocato difensore Antonio Ingroia, il quale ha già annunciato che Maniaci è stato frainteso anche a causa del linguaggio colloquiale e molto “ruvido” da lui utilizzato e che è in grado di difendersi da tutte le accuse mossegli.

Indagini affidate ai carabinieri di Palermo

Indagini affidate ai carabinieri di Palermo

Il caso è emblematico quando porta alla ribalta l’antimafia come nella veste di fonte di potere politico e in questo caso (qualora venissero confermate le accuse) asservito ai fini personali. Una gestione di questo tipo andrebbe a colpire non solo Telejato, ma anche la fiducia dei cittadini nei confronti dell’intera categoria di attori antimafia con il rischio di vanificare l’opera importante intrapresa da associazioni come “Addio Pizzo” o Libera nei confronti dei giovani. L’azione svolta negli ultimi anni presso questa particolare categoria sociale è stata fondamentale, facendo riscontrare un cambiamento sensibile rispetto alle generazioni precedenti. Tale cambiamento è stato uno dei motivi fondamentali del calo di importanza della mafia in Sicilia, che ad oggi preferisce rivolgersi alla politica per trovare le risorse di cui necessita per sopravvivere: le denunce di estorsione negli ultimi anni sono in calo.

Addiopizzo è uno dei maggiori attori antimafia

Addiopizzo è una delle più importanti associazioni antimafia

Naturalmente, molto del merito se la mafia è oggi in calo, oltre all’occupazione dei mercati da parte di altre organizzazioni criminali (in particolare la ‘ndrangheta), va attribuito anche a personaggi che si sono mossi in un ambiente ostile come Peppino Impastato, l’associazione Libera, Giovanni Falcone, Salvatore Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa e via dicendo. La storia di questi uomini costituisce l’ossatura sulla quale costruire una narrativa di liberazione dal fenomeno mafioso. Per quanto concerne Maniaci, prima di etichettarlo come un eroe corrotto, è quantomai doveroso attendere lo sviluppo delle indagini e le relative sentenze.

Ma in un Paese come il nostro anche solo l’odore di denuncia costituisce una macchia importante sul curriculum di una persona che si pone a tutela della libertà dei propri simili.

Sull’Autore

Sig. Carlo per gli amici. Laureato in Relazioni Internazionali all'Università di Trieste, scrive per passione di politica estera e sicurezza (inter)nazionale. Altissimo, purissimo, serenissimo.

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