La Loi Travail: fra incudine e martello

Da un paio di mesi a questa parte la riforma del lavoro (la c.d. Loi Travail) elaborata da Myriam El Khomri, titolare del dicastero francese competente, sta creando un clima piuttosto turbolento in Francia, con scontri e proteste che stavolta sembrano riguardare maggiormente i centri delle città, al contrario degli altri scontri che la Francia ha visto nell’ultimo decennio che hanno visto come teatro preferenziale le periferie delle grandi e medie città d’oltralpe.

Il ministro del Lavoro francese El Khomri

Il ministro del Lavoro francese El Khomri

Cominciando dalla pietra dello scandalo, l’obiettivo principale della riforma è alleggerire e semplificare il codice del lavoro ma, come spesso succede, una riforma che tende alla deregulation elimina alcuni diritti acquisiti: le critiche maggiori si concentrano sulla facilità di licenziamento per le imprese in difficoltà economica (in caso di abbassamento del giro d’affari di una grande azienda, con oltre 300 dipendenti, per 4 trimestri consecutivi, il giudice non può intervenire sui licenziamenti) e abbassa la percentuale di retribuzione aggiuntiva per lo straordinario che, passando dal 25 al 10%, diventa meno sconveniente per i datori di lavoro che, de facto, vengono incentivati a richiederli ai lavoratori allungando l’orario lavorativo oltre le 35 ore attuali. In origine veniva modificata anche la determinazione del compenso da destinare al lavoratore licenziato ingiustamente: se prima doveva essere determinata da un giudice, in seguito alla riforma veniva calcolata sull’anzianità. Quest’ultimo punto è stato tuttavia stralciato in seguito alle concertazioni sindacali di marzo.

La riforma facilita il licenziamento per le imprese in difficoltà economica

La riforma facilita il licenziamento per le imprese in difficoltà economica

La vera rivoluzione è affidata all’articolo 2 della Loi Travail, che capovolge le gerarchie conferendo maggior valore alle contrattazioni aziendali rispetto a quelle nazionali. In aggiunta, l’azienda può proporre modifiche dell’orario di lavoro in deroga alla contrattazione nazionale mantenendo stabile il compenso mensile: nel caso di rifiuto il lavoratore può essere licenziato per motivazioni “serie e reali” per poi essere affidato al locale Centro per l’Impiego che gli offrirà un programma di ricollocamento.

Il presidente Hollande ha salutato la riforma, divenuta legge sulla base della decretazione governativa senza passare dal Parlamento, come un incentivo alle nuove assunzioni grazie alla deresponsabilizzazione delle aziende: il tasso di disoccupazione giovanile è ai massimi storici (26%). Il presidente deve però fronteggiare l’opposizione interna al proprio partito capeggiata dalla sindaca di Lille Martine Aubry.
La piazza ha pensieri completamente opposti a quelli dell’Eliseo: nel corso degli ultimi mesi di proteste vi sono stati 90 episodi di occupazione di licei in tutta la Francia, oltre a diversi scontri in molte città. Protagonisti principali oltre alla CGT (il principale sindacato francese) anche alcune tra le più importanti associazioni di studenti universitari. Nelle ultime settimane vi sono stati imponenti scioperi a Parigi, Marsiglia e nelle città più importanti, fatto che testimonia una volta di più il clima rovente che si è generato oltralpe, senza considerare i Campionati Europei il cui calcio d’inizio è previsto il 10 giugno.

L'avviso di uno dei molti scioperi avvenuti in Francia

L’avviso di uno dei molti scioperi avvenuti in Francia

Concludendo, con la Loi Travail la Francia è l’ultimo Paese europeo a riformare il mercato del lavoro in senso liberista, riformando tutta una serie di diritti acquisiti attraverso la concertazione sindacale dagli anni ’70 in poi. Tale riforma, che riesce nel difficile intento di scontentare tutti (persino alcune frange dell’opposizione repubblicana rappresentante della grande e media azienda che preferivano un’impronta maggiormente liberista), ha messo Hollande tra l’incudine e il martello: in caso di rinuncia verrà considerato debole, mentre nel caso opposto dovrà fronteggiare le proteste durante un evento che porrà la Francia al centro d’Europa per il mese successivo. Le proteste di fine mandato (ormai divenute una consuetudine dopo quelle riguardanti i contratti d’impiego giovanile di Chirac del 2006 e quelle della riforma delle pensioni di Sarkozy del 2010) rischiano di danneggiare l’eredità e il consenso di Hollande, regalando ulteriori consensi a partiti antieuropeisti, in particolar modo al Front National di Marine Le Pen.

Sull’Autore

Sig. Carlo per gli amici. Laureato in Relazioni Internazionali all'Università di Trieste, scrive per passione di politica estera e sicurezza (inter)nazionale. Altissimo, purissimo, serenissimo.

Articoli Collegati

Partecipa alla discussione

Partecipa alla discussione